tomba giganti vista mare sant antioco

Weekend autunnale eco-friendly a Sant’Antioco, l’isola sarda che non ti aspetti

Sant’Antioco è la quarta isola d’Italia collegata all’isola madre Sardegna da un istmo presente già in antichità. Un’isola nell’isola con tutto il fascino che potete immaginare e anche di più. Meno turistica della vicina Isola di San Pietro (dove si trova il borgo marinaresco di origine ligure di Carloforte) si è svelata ai nostri occhi con una sorpresa dietro l’altra in un weekend di fine autunno rinfrescato dal primo vero ostro d’inverno.

Dormire a Sant’Antioco in un alloggio sostenibile: la Tenuta Blancamar

Sono certa che la mia percezione dell’isola sarebbe stata del tutto diversa se non avessi avuto la fortuna di alloggiare alla Tenuta Blancamar. Questa struttura caratteristica e accogliente infatti è la base ideale per scoprire l’isola di Sant’Antioco in chiave sostenibile immergendosi nei suoi panorami naturali incontaminati e poco battuti. Non solo, il Blancamar è essa stessa una destinazione se hai bisogno di staccare la spina e rigenerarti nel rispetto dell’ambiente e della natura circostante.

Un B&B che racconta la storia della campagna di Sant’Antioco

La Tenuta si trova in quello che era un tempo un antico medau, una struttura abitativa tipica del Sulcis – Iglesiente che già da sola racconta una storia. E così, è facile immaginare che anche il medau is Basciu (dal patronimico del fondatore) sia stato fondato dalla famiglia di pastori arrivati in una Sant’Antioco disabitata, per la transumanza delle greggi. Il medau includeva spesso gli alloggi per la famiglia, per altri lavoranti o parenti impiegati nella custodia del gregge e naturalmente i ricoveri per gli animali. Il medau in questione sorge proprio al centro della Piana di Canai, una piana la cui antichissima origine vulcanica è ancora intuibile nei colori delle rocce e della terra, un terreno fertilissimo che già le antiche popolazioni nuragiche avevano abbondantemente colonizzato e sfruttato, un luogo ancestrale e magico dove si coltivano orti e uliveti e dove pascolano felici le pecore del signor Giorgio. Davanti a tutto questo due persone come Biancamaria e Giovanni – per nostra fortuna – hanno deciso di ristrutturare l’antica struttura dandogli nuova vita. Il bed and breakfast valorizza la campagna dell’isola con una riconversione rispettosa e attenta unita ad una policy esemplare nel campo della sostenibilità.

sa lolla sala colazioni blancamar

Esperienza a Sant’Antioco completamente plastic free

Due delle vecchie stanze del medau sono oggi delle accoglienti camere da letto. Noi abbiamo alloggiato nella camera dell’ulivo, ideale per 4 persone. Due letti al piano terra e un letto matrimoniale che troneggia nel soppalco. La camera è completamente plastic free, ma nel vero senso della parola. Curatissima nei dettagli, ci sono persino le pantofoline di cortesia oltre ai vari kit vanity, shaving, saponette e cuffie doccia. Completano i servizi, un’elegante brocca in vetro con dell’acqua, libri nelle principali lingue europee e riviste sulla Sardegna. Il legno delle finiture e i tessuti utilizzati rendono l’alloggio immensamente caldo e confortevole. Bianca ha poi provveduto ad addobbarlo in vista del Natale e anche da questo si evince il buon gusto e la coerenza portata avanti in questo progetto relativamente alla sostenibilità ambientale. Agli ospiti sprovvisti di borraccia viene regalata quella ufficiale del Blancamar così da ridurre anche l’impatto delle bottiglie di plastica dato che la Tenuta è anche una stazione ufficiale della rete internazionale Refill (your can with tap water). In questa stanza i servizi igienici sono separati dalla mega doccia doppia, perfetta per ricaricare le pile dopo una lunga giornata ventosa passata in giro alla scoperta dell’isola. Col bel tempo ci si può godere anche la veranda esterna a uso esclusivo che affaccia sul vecchio fienile usato in questo periodo come ricovero degli agnellini appena nati.

La casetta lentisco invece si affaccia direttamente nel cortile della Tenuta, è leggermente più piccola e presenta dei colori più chiari ed è persino certificata come alloggio sostenibile. Noi abbiamo chiesto di poterla vedere perché stiamo già pensando di ritornare con le nostre bambine e i nostri amici, magari in primavera, anche perché il bagno è esterno e quindi con i più piccoli diventa più semplice se ci sono temperature più miti.

Biancamaria e Giovanni vivono nella Tenuta con i loro 3 cagnoloni pastori: Tessa, Mirto e Fonni, splendidi animali giocherelloni, leali e intelligenti a cui manca solo la parola.

Il cuore del medau è Sa Lolla, l’antica tettoia all’aperto usata un tempo per i buoi, che accoglie gli ospiti a colazione in tutte le stagioni. Uno spazio importante, dove si incontrano i titolari e i loro magnifici cagnoloni. Sotto Sa Lolla Biancamaria e Giovanni non hanno lesinato piacevolissimi aperitivi e chiacchierate nonché delle signore colazioni. Se è vero che anche l’occhio vuole la sua parte, non rimarrete mai delusi. Dimenticate le fette biscottate lanciate nel primo cassetto di un’anonima cucina. Qui la bellezza coincide con la cura che i titolari hanno della loro struttura, dell’isola in cui si trovano e degli ospiti, impossibile non apprezzarne il calore. Ogni settimana la colazione cambia e sono sempre presenti sia dolce che salato. Le marmellate sono fatte in casa da Bianca, il miele dal vicino di terreno, le uova sono quelle di un altro vicino e vengono preparate calde su richiesta, il caffè è quello della torrefazione di Sant’Antioco. Insomma, colazione a km0 per iniziare la giornata al meglio (e eventualmente saltare anche il pranzo).

Alla scoperta della storia di Sant’Antioco, un’isola nel cuore del Mediterraneo

La giornata ventosa ci fa propendere per un giro in paese alla scoperta della storia di Sant’Antioco. La chiacchierata con Biancamaria e Giovanni ci ha stuzzicato la curiosità. Non ci siamo informati a dovere prima di arrivare qui ma da quello che ci hanno raccontato loro ci sembra che di cose da vedere e da fare ce ne siano davvero tante, intanto partiamo dalla storia.

Eravamo stati in paese (oltre 11 mila abitanti) di passaggio, di ritorno da Carloforte. Oggi con la luce del giorno ci appare tutto più curato, le strade sono pulite e molti luoghi sembrano essere stati oggetto di riqualificazione. Parcheggiamo quasi in cima al colle sul quale sorge la città, a breve distanza da quella che scopriamo essere la basilica di Sant’Antioco. La facciata gotica nasconde l’interno di una delle chiese romaniche più antiche e meglio conservate della Sardegna. Decidiamo di fare la visita guidata alle catacombe e con sorpresa scopriamo che l’intero centro storico è attraversato da una rete di cunicoli: si tratta dell’antichissima necropoli punica soggetta a svariati utilizzi nel corso dei secoli. Non è raro per gli antiochensi avere una cantina con più di 2mila anni di storia e fino a una cinquantina d’anni fa alcuni di questi cuniculi erano stati addirittura utilizzati come vere e propri abitazioni dalle classi più povere. Già in epoca antica però qualcuno aveva recuperato i vecchi sepolcri. Ce lo spiega la guida alle catacombe, mentre ci indica le 5 tombe riutilizzate dalla prima comunità cristiana della Sardegna durante l’impero romano. Si riconoscono ancora affreschi e scritte lasciate dai primi fedeli a seguito di Antioco, medico nordafricano perseguitato per la sua professione di fede e poi finito a predicare su quest’isola all’estremità sud occidentale della Sardegna.

La guida ci invita a dimenticare le catacombe di Roma, qui i cristiani godevano di più libertà e quei luoghi erano stati loro legittimamente concessi da Roma. Dopo la morte di Antioco, il luogo che custodisce le sue spoglie, diventa area di culto. Il sepolcro che la tradizione attribuisce al Santo ha restituito reliquie umane che sono state suddivise intorno alla fine del 1600 tra i vari centri di potere della Chiesa dell’epoca in Sardegna. Una piccola teca esposta oggi ne custodisce il cranio e il bacino. Per secoli su quest’isola, abbandonata dalla popolazione a causa delle violente e frequenti incursioni Barbaresche non rimasero che l’antica Basilica e il culto del Santo. Infatti, fino al 1700 le popolazioni del Sulcis hanno frequentato Sant’Antioco esclusivamente per onorare il santo con un pellegrinaggio religioso (un rito che va avanti da oltre 660 anni). Con la conquista piemontese dell’isola fu avviato un processo di riurbanizzazione a opera di famiglie provenienti prevalentemente da Iglesias.

La nostra passeggiata prosegue lungo il parco archeologico, sono davvero tanti e affascinanti i siti che potremmo visitare ma decidiamo di tirare dritti per il Museo Archeologico; a novembre le giornate si accorciano ed è meglio ottimizzare il tempo a disposizione.

basilica sant antioco sardegna

Sulle rotte dei fenici: visita al Museo Archeologico e al Tofet

Il Museo Archeologico Ferruccio Barreca è una struttura moderna inaugurata nel 2006. L’allestimento racconta la storia dell’antica Sulky, una delle città di epoca fenicio-punica più importanti del Mediterraneo. Nella prima sala sono esposti i reperti che testimoniano dell’evoluzione dell’abitato dall’età nuragica a quella romana. Suggestive le ricostruzioni che mostrano le prime fasi di una probabile convivenza pacifica tra nuragici e fenici. I navigatori provenienti da Tiro, costruirono di fronte alla laguna un tipico villaggio mediorientale e scambiavano beni e saperi con i nuragici la cui monumentale torre svettava sulla collina. Molti ritrovamenti raccontano di questo connubio mescolando materiali e maestranze, fogge e usi.

Con l’espansione di Cartagine i punici iniziano ad esplorare il Mediterraneo e progressivamente occupano Sulky. Da quel momento in poi non ci sono più tracce della città nuragica e inizia un periodo di crescita della colonia punica. Affascinanti le tracce del culto egizio di Iside e Serapide giunto fino a Sulky. Nella seconda sala, i reperti provenienti dalle necropoli. Le differenze tra i rituali di sepoltura fenici e punici, gioielli, amuleti, commoventi epigrafi di epoca romana. Infine la sala dedicata al Tofet, il cimitero dove venivano custoditi i piccolissimi resti dei bambini nati morti o scomparsi comunque in tenerissima età. All’esterno, il giardino del museo è il Tofet originario dove oggi sono state ricollocate le copie delle urne originarie (pentole di terracotta) e delle steli che venivano deposte dalle famiglie in segno di ringraziamento per la nascita di un figlio, dopo una perdita. A testimonianza di come quel colle panoramico servisse a lenire il dolore dei genitori affranti di 2000 anni fa, niente di diverso da quello che oggi sono per noi i cimiteri.

archeologia punica sant antioco

Sant’Antioco, un’isola, mille percorsi per camminare in natura

Lungo la strada per Cala Sapone i cartelli di Visit Sant’Antioco invitano a diverse soste. L’isola ci sta continuando a dire che dobbiamo tornare, assolutamente. Noi intanto proviamo ad arrivare all’Arco dei Baci camminando per una verde pineta e poi lungo le rocce rosse. Il tramonto ci sorprende prima dell’arrivo a destinazione ma è stato comunque spettacolare vedere gli ultimi raggi di sole infiammare la falesia.

Domenica mattina il vento si è decisamente abbassato e il sole fa capolino. È bellissimo camminare con queste condizioni meteo e a poche centinaia di metri dalla Tenuta Blancamar sembrano esserci percorsi davvero interessanti. Purtroppo la scarsa segnaletica e la presenza di più recinti sbarrati ci fanno desistere dall’idea di raggiungere il sito/santuario nuragico di Grutti Acqua. Giovanni e Bianca ne hanno parlato con grande trasporto mentre gli unici locals a cui chiediamo informazioni sembrano non saperne praticamente niente, peccato perché così non ci sono d’aiuto.

Ma basta camminare ancora qualche centinaio di metri e siamo a livello del mare. Un cartello annuncia Porto Sciusciau, un punto di costa caratterizzato da leggendarie insenature come la Grotta delle Sirene, dove fino a 50 anni fa si poteva ancora vedere la Foca Monaca. Dalla strada iniziamo a camminare verso la maestosa scogliera, ma più andiamo avanti più il mare sembra allontanarsi. Dopo 40 minuti di piacevolissima camminata su sentieri parzialmente battuti, immersi tra i colori e i profumi della macchia Mediterranea arriviamo a una spianata di rocce rosse. Lo strapiombo sul mare sembra ancora lontano e il percorso per raggiungerlo incerto. Quella terrazza panoramica però è un perfetto punto di arrivo e non può mancare la foto di rito.

Tornando indietro ci ritroviamo al cospetto della Tomba dei Giganti conosciuta come Su Niu (o Sa Corona) di Crobi, pare che il monumento incroci perfettamente gli ultimi raggi di sole del tramonto, affascinante e panoramico. Proseguiamo per Cala Sapone. Ho letto da qualche parte che i bianchi massi levigati venivano usati come tonnara già dai fenici. Questo pensiero mi incanta e osservo ogni cosa affascinata pensando ai passi delle antiche civiltà che mi hanno preceduto. Il mare aperto è come sempre carico di promesse e misteri.

cala sapone sant antioco

Dove mangiare a Sant’Antioco

Tappa obbligata a Sant’Antioco è il birrificio Rubiu con annessa pizzeria. Un locale moderno dal design industrial ricavato direttamente al piano superiore di uno dei birrifici artigianali più conosciuti della Sardegna. Pizza e birra buone, personale gentile, prezzi in linea con la tipologia di locale.

Il Sant’André Bistrot è un piccolo localino di nuova apertura nel Corso Vittorio Emanuele. Si presenta come lo showroom dell’omonima tenuta agricola fondata da 2 imprenditori trentini, che a pochi km da Sant’Antioco producono vino e olio d’oliva con un occhio particolare verso il sociale e l’ecosostenibilità. Inoltre è la rivendita ufficiale dei formaggi della Cooperativa Allevatori Sulcitani. Il locale è gestito da Alessandro, milanese, ospitale e simpatico. La cucina del bistrot è affidata a un giovanissimo e appassionato chef del posto, Edoardo, che tira la pasta a mano e ogni mese propone piatti originali che seguono la stagionalità dei prodotti di terra e di mare. Atmosfera rilassata e allegra, si organizzano eventi e dj set. Prezzi in linea con la tipologia di locale.

Piana di Canai è un agriturismo aperto anche in bassa stagione a pranzo la domenica. Non vengono serviti piatti tipici della zona ma i prodotti utilizzati arrivano tutti dall’omonima azienda agricola. Molto buona la tagliata di vitella, fiore all’occhiello dell’allevamento familiare. Il menù fisso a 35€ include diversi antipastini, un primo, due secondi, acqua, vino, caffè e amari. I dolci sono esclusi e si pagano a parte.

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La Sardegna è il paradiso che non ti aspetti al centro del Mar Mediterraneo. Un’isola vicina, ed esotica, in grado di riservare bellissime sorprese in qualsiasi stagione dell'anno. Un forziere di ricchezze colmo di tradizioni senza tempo, infinite testimonianze archeologiche e sapori inebrianti, frutto di una cucina che deve tutto alla natura selvaggia e lussureggiante. Bagnata da un mare cristallino, questa terra stupisce anche per gli scenari immersi nella macchia mediterranea, per le rocce calcaree e granitiche e per i borghi piccoli e silenziosi dell'entroterra, dove il tempo sembra essersi fermato. Che tu sia un amante degli sport outdoor, del mare, della vita rurale, o in cerca di una meta rilassante, dove ritrovare il benessere perduto, quest'isola dalle mille risorse è proprio quello che fa per te. Sali a bordo della balena volante e scopri di più!

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Giusi Carai

Giusi Carai

Curiosa da morire, sogno di lavorare abbastanza per potere al più presto abbandonare tutto e vivere il resto della vita in viaggio per il mondo. Nell'attesa esploro il più possibile la mia isola e l'Europa e quando qualcosa mi piace ve la racconto :)

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