Visita alla misteriosa cripta dei Cappuccini a via Veneto
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Visita alla misteriosa cripta dei Cappuccini a via Veneto

È vero, Roma è una delle città più belle al mondo ed è possibile godere delle sue meraviglie semplicemente passeggiando per le sue strade o dall’alto delle sue terrazze panoramiche. Ma scendendo sotto terra? Ebbene sì, anche in questo caso c’è una Roma sotterranea tutta da scoprire, in grado di rivelare molte sorprese ai visitatori più curiosi. Tra i luoghi assolutamente da visitare per gli appassionati del genere, c’è la misteriosa cripta dei Cappuccini a via Veneto, nel cuore dell’amata “Dolce Vita” romana.

Si tratta di una piccola cripta situata nei sotterranei della Chiesa dell’Immacolata Concezione, luogo di sepoltura dei frati cappuccini che qui risiedono ancora oggi. E fino a qui, nulla di strano, se si pensa che nei secoli passati era prassi abbastanza comune seppellire i morti all’interno delle chiese o nelle loro immediate vicinanze. Il fatto assolutamente straordinario di questo luogo è che le ossa dei defunti sono state disposte in modo da formare impressionanti decorazioni architettoniche presenti su ogni parete, soffitto e pavimento della cripta!

Il mistero di un simbolo di morte affascinante

Non avendo notizie certe riguardo l’anno e l’autore di tale opera, si può solo affermare che un anonimo artista settecentesco, abbia voluto omaggiare i frati e la “sorella morte”, componendo colonne di femori, lampadari di vertebre, rose e stelle di tibie e peroni ed inserendo in alcune nicchie addirittura scheletri interi vestiti con il tipico saio francescano. Il messaggio era chiaro: tutti andiamo incontro ad uno stesso destino, ma forse la morte può apparirci in maniera meno cruda e più affascinante.

Nei piccoli ambienti in cui si articola la cripta, si possono trovare inoltre iscrizioni funebri, piccoli altari ma anche riferimenti a personaggi laici, comprese donne, che furono probabilmente vicini in vita all’ordine religioso e che quindi qui furono poi sepolti. Camminando nei vari ambienti, si possono scorgere tutte le estrosità decorative, realizzate sempre con ossa umane, dall’alto richiamo simbolico, come per esempio clessidre con le ali, che rammentano la fugacità del tempo; scheletri con falci, a rappresentare l’imprevedibilità della morte, o con una bilancia, per intendere la giustizia divina; oltre a numerose decorazioni di fiori, simbolo di rinnovamento e speranza o ancora stelle, in onore della Vergine.

Da alcuni anni, accanto alla cripta, è possibile visitare un piccolo museo che racconta in maniera efficace la storia e le tradizioni dei francescani e in particolare dei cappuccini. E’ possibile così ammirare il prototipo del loro famoso saio, vedere alcuni preziosi oggetti liturgici usati dai frati negli anni passati, come alcuni begli esemplari di crocifisso e di ostensori, insieme a oggetti di vita comune come il sacco per la questua, o ancora i vasi per unguenti farmaceutici.  Nell’esposizione non mancano ovviamente pagine miniate e quadri raffiguranti alcuni dei maggiori santi dell’ordine e, tra questi, spicca ovviamente la tela con San Francesco in Meditazione, oggi attribuita con certezza a Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio. Il santo è raffigurato in ginocchio, con un teschio tra le mani e una croce al fianco, adagiata su una pietra. Il suo saio è sporco e lacero, il suo viso assorto in una compiuta trasfigurazione spirituale, resa ancora più intensa dal contrasto tra la luce e lo sfondo scuro. Una versione simile di questo soggetto si trova anche nella Chiesa di San Pietro a Carpineto Romano. Caravaggio aveva sempre nutrito un particolare interesse per il santo di Assisi, tanto da dedicargli una serie copiosa di opere lungo tutta la sua carriera. Si narra addirittura che l’artista si fece prestare un saio da cappuccino, per poterlo riprodurre in modo fedele in una delle sue opere.

Insomma un viaggio unico nel suo genere, che può lasciare spaesato il visitatore che si appresta a scendere in questo luogo di morte, ma che senz’altro non ha eguali per l’impatto emotivo e lo stupore!

Autore: L’Asino d’Oro Associazione Culturale

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