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Viaggio outdoor in montagna tra Tirolo, Wildschonau e Oberau

La sera se fai un giro in paese a Oberau sono tutti già dentro casa nonostante sia estate ad eccezione del sabato con la festa di paese e allora trovi “birre vestite da uomini” che dormono sulle panchine per le restanti ore della mattina a smaltire la sbornia.

La prima sera sono andato per cercare un ristorante e ho trovato un pub di fronte a una pizzeria di un italiano. Ho parlato talmente tanto in inglese al bar tender che non so se poteva capire per come scandivo le parole. Lui ordinò una pizza piccante dall’italiano di fronte e cercò di bere per farsela passare, io cercai di bere per farmi capire accompagnato da un toast. Alla fine chiesi perché se nel week end ci fosse la festa, non si trovassero locali affollati di venerdì o forse era giovedì e dove mai poteva esserci un po’ di vita. Mi indicò il monte più alto della Wildschonau, là verso la vetta e il rifugio.

Dunque il rientro all’appartamento era stato pesante e pensieroso e musicale. Passavo giornate di vacanza così, semplici ma belle. Una mattina di queste era magari sabato e senza puntare la salita, cerco un altro percorso dentro le Gole Kundle che sfociano dall’altra parte dei piccoli monti tirolesi anzi confine quasi tra il Tirolo nord, il Salisburghese e la Baviera. Il vizio dopo la camminata di farmi una birra è nato da queste parti, da turista non impegnato, tra tovaglie a scacchi bianche e blu e non tra scatolette di tonno e crackers al sacco, dopo 1400 metri di dislivello come in Abruzzo soddisfatto solo di 1 litro e mezzo d’acqua in un sorso.

Comunque io questi monti li volevo girare, noleggiando una bici e comunque addentrandomi nel bosco. Il sabato sera leggo il programma della festa della vallata ma vado nell’altra direzione rispetto a dove invece è il fulcro della baldoria che è Niederau. Diversamente dal programma sul depliàn, non c’è un altro stand verso l’altro paese o almeno non vedo le luci. Torno presto e forse dormo. Prima dell’alba sono sveglio, c’è una chiesa illuminata non molto distante dal mio letto a castello, una seconda chiesetta del villaggio di Oberau, patroneggiata da Sant’Antonio da Padova. Alle 5.01 a.m., segnato dall’orologio led del negozio di elettrodomestici, sono già con la macchina fotografica a fare foto notturne, da qui a Niederau, verso il sole a est. Una camminata in piano che poi ho ripetuto ogni mattina per fare colazione, coi tanti saluti dei vicini: “guten morgen maestro!”.

Come fanno a vederti che sei italiano? Forse è solo che c’è una grossa scuola di musica nei paraggi. Fatta la passeggiata dei 5 kilometri per il primo tragitto più 5 al ritorno, rimane sempre e comunque qualcosa da fare per tutto il resto delle 24 ore. O i musei dei contadini, o i musei della birra, o del legno. L’ultimo giorno piscina. La stessa domenica mattina verso le 7 ero già rientrato in appartamento, pronto per la successiva passeggiata ma come al solito quando dormi poco, poi dimentichi, non sai dove hai la testa appena fuori dalla porta o a qualche altro kilometro. Dimentico portafoglio e documenti, torno in camera e preparo lo zaino come si deve per il monte Schatzberg.

Era facile il percorso… lo sapevo e passo per posti un po’ brulli ma poi con scorci eccezionali su valli e colline verdi e in mezzo a qualche segno di civilizzazione. Pensavo e sono sicuro, che ogni cosa che vedevo la trovavo bella. Come i funghi a Pejo e le impronte dell’orso. Pure come le cuoche ai laghi da Amore, proprietaria italoromena di un ristorante ai laghi, sempre in Austria. Amore, si chiamava così, mi aveva offerto solo una bottiglia d’acqua durante la pausa della mia pedalata e io lì ci tornai a mangiare mentre le cuoche mi mandavano pure i baci… mi ero presentato come “l’italiano”.

Qui nella Wildschonau le ragazze mi sembravano ancora più assurde. O top model in vacanza o bagnine di bay watch bionde pronte al salvataggio. Single io, come se lo fossi sempre stato ma questo, non so perché, lo ricordo come il posto di una grande scossa e di una sveglia. Che suona e risveglia i sensi, anche la più banale voglia e istinto del latin lover che poi devi regolare. È il Tirolo, come sempre e 29 o 36 anni che era cambiato? Potevano non essere del posto ma era Austria, erano belle. Punto.

Camminavo… e questo non era un problema di astinenza, il militare che è in me si comportava bene, comunque senza nessun grado non avendo mai marciato nemmeno alla Leva che non ho fatto. Intorno le persone erano cordiali. Capito nei pressi di una casa nel bosco, sperduta lei e più o meno sperduto io, con i residenti in giardino per le informazioni su dove continuare… cioè il sentiero è sparito e passa dentro casa loro. Mi avrebbero pure accompagnato con l’automobile quelli del villino, ma io ero già pieno di sassi, schizzi di fango e erbacce sui calzini. Ho solo girato lo sguardo cercando come proseguire e loro vedendomi sono corsi in “soccorso”. La traccia sembrava finita ma in verità tornava dentro un paese e solo dopo ricominciava in salita, finalmente sul monte dopo circa 5 kilometri attraverso boscaglia e torrente, i tipici 5 kilometri tra paese e paese nella Wildschonau.

La salita più ripida è affiancata dalla telecabina che in 10 minuti porterebbe alla “stazione di mezzo” e poi via “al top”. Va bene lo stesso, anche se non è più molto selvatico il percorso, offre belle aperture dove fermarsi e sentirsi scoperto, pensando di essere assalito da qualche animale. Poi rientri sotto l’ombra e nessuno ti segue e non insegui nessuno esattamente. Fare presto o fare tardi riguarda giusto l’ultima parte del percorso fatto di tornanti in salita, di una strada di campagna e non più sentiero o mulattiera e sono da fare sotto il sole, in questo caso previsto per il meridiano più alto e cocente a causa della comodità dei miei orari di partenza. Ogni tornante frequentato appena da ciclisti, ha una visuale: un magazzino che ripara mucche e motociclette, una casa di legno che poteva essere un fienile resa un monumento del lusso e del coppale, cortili di pochi metri quadri con tipica volkswagen parcheggiata e magari attraversati da un cerbiatto affamato. Verde ovunque. E da tagliare. Gatti del premio migliorgatto che ci camminano in mezzo… senza paura delle aquile. E intanto mi asciugo il lago di sudore che sono diventato e tempo per fare una foto non ce l’ho perché devo arrivare al rifugio.

Sono già stato uno o due giorni prima ad uno dei due rifugi posto più in basso della vetta, alla stazione finale della cabinovia da Auffach e adesso devo raggiungere la sommità del monte sotto la quale poi c’è l’altro rifugio, quindi un tanto più sopra del precedente, frequentato da escursionisti dei vari versanti.

Il pascolo d’altura sulla piana del primo rifugio si passa senza problemi nonostante la folta mandria, la piazza che si era aperta e si apre è l’arrivo tra l’altro di tutte le immagini che hai della montagna, la gente, le mucche, le strade tornate di breccia, la “socia” sconosciuta col cappello, la coppia, il bambino, la compagnìa. Come mi ripetevano le foto di Folgaria, vera prima montagna per me a 2 o 3 anni, nell’82, il mito.

Non è l’escursione della mia vita. Lo realizzo per l’altura intorno ai 2000 che arriva fino ai 2300 metri sul livello del mare. Ma anche per le ragazze che non mi avevano aspettato, giù al cancelletto fuori dal bosco, prima dei grossi sassi… ma sono stato io a dirgli di andare, come al solito infatti la salita clou la faccio dopo giorni di altre fatiche. E poi sì, perché è una camminata di campagna, non sulla luna nè sulle dolomiti o chissà dove. Ma vedo donne ovunque. Per fortuna arrivo alla croce dello Schatzberg non devastato. Ho fatto kilometri più di quanti se ne fanno da inizio sentiero in questo percorso.

Sono partito da Oberau alle 5 ma sono andato a Niederau poi sono ripassato quindi a Oberau e alle 9 ero di strada per il monte. Da Oberau allo Schatzberg 17 km? Il gps che ho sul polso ormai sbaglia di certo. Quasi mi ha fatto perdere sul Semprevisa per Carpineto, anni prima. Sulla vetta dello Schatzberg c’è un bel panorama ma anche foschia e una coppia che mi chiede una foto.

Scendo e entro al rifugio più alto come programmato. Posso dirmi stanco e silenzioso e due cameriere che incrocio sono probabilmente stupende, so solo che è un piacere stare lì. Uscito dal bagno cambiato di abiti dopo il giro di andata del percorso, non scelgo proprio un posto nascosto in fondo al locale, che è enorme, ma in una delle anse che si aprono e sembra ci sia quasi nessuno… scelgo il tavolo numero 1. Con licenza poetica.

Dall’altra parte della sala qualcuno quasi mi saluta, clima di una domenica di una volta, quella che magari è ai matrimoni, ai pranzi di famiglia o addirittura ai bar della comitiva. No, silenzio, io non sono nessuno e non voglio essere falso come un viaggiatore qualsiasi che dice di essere a casa sua. Non mi sento a casa mia nemmeno a casa mia. Dire “Qui è casa mia”, poi, è diverso. Però il senso mi piace, non la passo più con loro, o noi, boh, con chi? 

Soltanto una mossa poteva ridarmi un senso e per pensarci del resto, e pensare a me e quindi a un’amica eventuale, la mossa è di una bellezza che mi avrà sorriso dieci volte ogni volta che attraversava la sala coi bicchieri o i piatti. La cameriera all’ingresso fattasi viva dopo un cordon bleau alla marmellata e un paio di birre! Bella lei e i rolling stone che suonavano in qualche cassa fuori dal rifugio ma per dire anche le bionde…

Come sempre… bella la montagna, il treno, le bionde, le more, le rosse….e…

Dove dormire in Tirolo
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Fabrizio Ghelli

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