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Viaggiare di gusto in Abruzzo: 4 cantine da non perdere

L’Abruzzo, tra i miei ricordi, era quella regione di passaggio da attraversare lungo il tragitto Altamura Urbino. Era il gustoso brodetto di Vasto mangiato di fretta, perché la strada era lunga. Era una sosta all’autogrill, per fare il pieno di caffeina e benzina. Era la mia coinquilina di Pescara e le sue valigie piene di fiadoni e panrozzi. L’Abruzzo per me, era una regione tutta da scoprire. E oggi, grazie ad un educational tour organizzato dalla Camera di Commercio Chieti Pescara, in collaborazione con il consorzio turistico Abruzzo Travelling, posso dire di averne assaporato un pezzetto in più. Una pagina di diario decisamente più consistente dei brevi pensieri prima accennati. Un ricordo più intenso e gustoso, complici il vino e la cucina tradizionale abruzzese, una delle migliori provate fino ad ora. A fare da sfondo, una variegata scenografia: il Gran Sasso superbo e imponente, le verdi colline abitate da vigneti e oliveti generosi, la poetica costa dei Trabocchi lungo il litorale chietino, i borghi arroccati e le città costiere.

La Cantina Ciavolich

Partiamo dal territorio di Loreto Aprutino, dove ha sede il Castello Chiola, la bellissima dimora storica che ci ha ospitato per qualche notte. Tra le colline che circondano il borgo dalle sembianze di un presepe, si trova la Cantina Ciavolich: 35 ettari di un generoso vigneto, appartenente all’omonima famiglia dal dopoguerra. Oggi Chiara Ciavolich, colei che ci ha calorosamente accolto, continua a scrivere le pagine di una storia imbevuta di ottimo vino e tradizione. I vigneti della cantina si avvalgono di impianti a pergola abruzzese, risalenti agli anni 60, 70, 80 e 2000 e di impianti a filare più recenti, del 2004 e 2011. L’impianto antico vanta un vigneto da selezione massale, forte di una biodiversità immensa che comporta caratteristiche dell’uva non omologabili. Il Gran Sasso dalle vette innevate sullo sfondo e l’esigua vicinanza alla costa producono un microclima favorevole: degli scambi di temperatura che consentono ai vini di diventare molto longevi. Ma in generale, come conferma la stessa Chiara, il territorio di Loreto Aprutino è definito “Le Langhe dell’Abruzzo”, una microarea a fortissima vocazione agricola, nota per le sue produzioni di eccellenza. L’olio per esempio. Credo di non aver mai assaggiato un olio così buono, così verde. È infatti definito il miglior olio di Abruzzo, apprezzato per le sue note balsamiche ed erbacee. Perfetto su un semplice pezzo di pane abbrustolito, la morte sua! Ma torniamo ai nostri vini. Dopo una passeggiata tra i vigneti immersi in uno scenario da cartolina e un rapido sguardo alle deliziose camere dell’agriturismo, dall’arredamento rustico, si ha la possibilità di assaggiare il prodotto di quelle terre fertili e argillose. Nel nostro caso, il Fosso Trebbiano, Fosso Cerasuolo e Fosso Montepulciano hanno guidato la degustazione. Onestamente, di vini me ne intendo poco, ma i miei compagni di viaggio intenditori hanno confermato il mio pensiero da profana: abbiamo sorseggiato dei vini di ottima qualità. Ad accompagnare, una tavola imbandita di chicche della tradizione. I fiadoni per esempio, un prodotto da forno generalmente preparato per le feste pasquali: una sfoglia racchiude un ripieno gustosissimo, a base di pecorino. Per non parlare dei calcionetti, degli sfiziosi ravioletti fritti ripieni di marmellata o cioccolato. Ne avrei mangiato un’infinità! 

La Cantina Castorani 

40 km di strada dividono la Cantina Ciavolich dalla Cantina Castorani, ad Alanno, un piccolo comune di origine medievale della provincia di Pescara. Qui la catena del Gran Sasso incontra quella della Majella, dando vita ad una gola che fa incanalare il vento generando un microclima particolare. L’azienda sorge su una campagna rigogliosa, di circa 30 ettari. Colline e dolci pendii cingono una meravigliosa villa settecentesca che si affaccia su una distesa verde. Colui che dà il nome alla cantina è Raffaele Castorani, il celebre chirurgo che prese in dote l’azienda nel 1793. Dopo diverse vicissitudini e una fase di declino, dal 2000 è in mano a un gruppo di giovani amici, tra cui il noto pilota della Formula 1 Jarno Trulli. Ciascuno di loro si occupa di diverse fasi della produzione vitivinicola. Anche qui a fare da padrona una calorosa accoglienza e un gustoso benvenuto a base di: un Trebbiano d’Abruzzo del 2018 per cominciare, che con la Passerina, la Malvasia, la Cocciola e il Pecorino costituisce l’insieme dei vini a bacca bianca della Cantina, un Cerasuolo D’Abruzzo e un Montepulciano D’Abruzzo per concludere. E siccome, si sa, non si dovrebbe mai bere a stomaco vuoto, i vini sono stati scortati da un antipasto a base di salumi locali e dei gustosissimi spaghetti al pomodoro. Per digerire, una passeggiata tra le cantine, dove le botti marchiate Castorani conservano il prodotto di una coltivazione ispirata all’agricoltura biologica, capace di produrre ben mezzo milione di bottiglie, perlopiù vendute all’estero. 

 

La Cantina Menicucci

Inoltrandosi verso la costa si giunge alla Cantina Menicucci, situata a 8 km da Ortona, cittadina in provincia di Chieti che spicca sul litorale della Costa dei Trabocchi. Una storia d’amore che dura tre generazioni, quella tra la famiglia Menicucci e quelle terre così generose. A piantare i primi tralci di vite fu Antonio Menicucci nel 1970, che è riuscito a trasmettere la medesima passione ai suoi figli. Qui le vigne cingono in un tenero abbraccio la tenuta, provvista anche di una struttura ricettiva con 8 camere. La produzione consiste in 50000 bottiglie annuali, un obiettivo primario destinato a crescere, guidato da innovazione e creatività, che si evince anche dai loro blend: l’Alzavola bianco, ottenuto dalla miscela tra Pecorino e Malvasia, e l’Alzavola rosso, partorito dalla miscela tra Montepulciano e Merlot. A completare la loro formazione, dei vini DOC in purezza, denominati Ginesia e presenti nella variante Montepulciano, Passerina, Pecorino e Cerasuolo, e dulcis in fundo uno spumante extra dry in versione bianca e rosè. Degne di nota le etichette, prodotte in collaborazione con artisti e graphic designer, che si sono avvalsi di forme, colori e illustrazioni che incarnano perfettamente la personalità dei vini in questione. Anche i Menicucci si sono distinti per l’ottima cucina, rigorosamente tradizionale, sfoggiando un menù a base di: 

  • pallotte cacio e ova, imprescindibile nella selezione di antipasti abruzzese
  • pizz e foje, una crosta di farina di mais con verdure di stagione
  • pizza scima, una deliziosa focaccia croccante
  • zucca e fagioli
  • olive nere di loro produzione
  • pecorini locali
  • nevola, un dolce tipico ortonese. Una cialda arrotolata a forma di cono realizzata da strumenti chiamati “ferri” e farcita a piacimento.

La Cantina Fontefico

51 km di rara poesia, quella della Costa dei Trabocchi, dividono la Cantina Menicucci dalla Cantina Fontefico, situata a Vasto nella Contrada Defenza, a pochi metri dal mare. La storia vitivinicola di Fontefico affonda le radici nel ‘96 quando i tre fratelli Altieri hanno deciso di mettere a frutto le potenzialità di un terreno di 15 ettari acquistato da loro padre. Dopo 10 anni di lavoro e tentativi, sono usciti sul mercato con la prima annata: un vero successo! “Qui il vino si fa, non si imbottiglia”. Ha specificato specificato con passione Emanuele Altieri; l’intera filiera produttiva infatti, dalla coltivazione all’imbottigliamento, avviene rigorosamente all’interno della tenuta Fontefico. La coltivazione dei terreni vitati si svolge con metodi interamente biologici e agricoltura di precisione: ci si avvale della tecnica del sovescio, la raccolta a mano durante la vendemmia e l’inerbimento spontaneo. Anche in questo caso l’apporto della natura produce un contributo indispensabile: i venti del Mar Adriatico valicano le vigne, generando un microclima favorevole per la salubrità delle uve, che concepiscono dei vini di eccellente qualità. Tra questi il Pecorino superiore, il Trebbiano superiore, il Cerasuolo superiore, il Montepulciano d’Abruzzo, il Montepulciano d’Abruzzo Riserva e l’Aglianico Terre di Chieti. Ogni vino veste una simpatica etichetta dal nome e illustrazione differente dalle sembianze umane, che incarna appieno l’identità specifica del vino. Noi abbiamo degustato un Pecorino superiore dal nome Canaglia, un vino unico, fresco e voluminoso, abbinato a un assaggio fichi freschi e ricotta vaccina locale. A seguire un Montepulciano d’Abruzzo dal nome Cocca di Casa, frutto della loro uva privilegiata (la più coccolata di casa) abbinato a bruschette di pane e olio e una pizza di verdure selvatiche locali. I Fontefico infatti propongono solo materie prime abruzzesi, perlopiù alto vastesi, assemblandole con amore durante gli show cooking a vista messi in piedi per gli ospiti di molte parti del mondo.

Dove dormire a Loreto Aprutino
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Letizia Sardu

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