Viaggi culturali: Perugia, l'artigianato storico è donna
artigianato storico

Perugia, l’artigianato storico è donna

Due giovani donne, appassionate ed entusiaste, che portano avanti una tradizione tramandata da altrettante donne. Marta Cucchia e Maddalena Forenza a Perugia custodiscono i segreti di un artigianato storico che le loro famiglie hanno trasmesso nei decenni e tengono in vita due luoghi magici assolutamente da visitare in Umbria. L’atelier di Giuditta Brozzetti e il museo laboratorio Moretti Caselli rappresentano la testimonianza di un passato irripetibile, un tassello unico della storia di una città, un patrimonio prezioso dunque, da conoscere, tutelare e valorizzare.

Il laboratorio di Giuditta Brozzetti è uno degli ultimi atelier di tessitura a mano in Italia, dove è possibile ammirare imponenti telai in legno del Settecento e dell’Ottocento ancora funzionanti, nella cornice unica dell’ex Chiesa di San Francesco delle Donne. Uno dei luoghi di culto francescani più antichi, che diventò poi un convento di suore benedettine (da qui infatti il nome “Delle Donne”) fino ad essere sconsacrato nell’800 e a diventare la prima fabbrica della città. La figura femminile è protagonista nel laboratorio di tessitura, la fondatrice Giuditta Brozzetti rappresenta un personaggio di spicco dell’imprenditoria in rosa nella Perugia d’inizio ‘900. Recuperò motivi e disegni tradizionali del territorio umbro e fondò nel 1921 il laboratorio-scuola artigianale per la produzione di tessuti artistici di alta qualità per l’arredo della casa. Da allora, la passione per l’arte della tessitura a mano si é tramandata di madre in figlia e ogni generazione ha caratterizzato la produzione secondo le proprie vocazioni e i propri studi. Oggi dopo quattro generazioni, il laboratorio “Giuditta Brozzetti” è uno degli ultimi atelier di tessitura a mano su telai a jacquard d’Italia e c’è Marta ad accogliere i visitatori, permettendo di gironzolare tranquillamente oppure accompagnando nella visita e trasmettendo aneddoti e passione che vien quasi voglia di rimanere lì ore e ore. La ricerca sulle antiche lavorazioni, insieme alla grande esperienza acquisita nella lavorazione ha portato al restauro di un telaio originale del XVII° secolo, grazie al quale é stato possibile recuperare una tecnica di cui si era persa memoria: la tessitura detta “Fiamma di Perugia”.

Dal 1860 ad oggi, ben cinque generazioni di una famiglia di artisti crea vetrate dipinte e cotte a fuoco. Nello Studio Moretti Caselli ad accoglierci c’è Maddalena che con grande tenacia realizza ancora le vetrate come i suoi avi. L’attività, cominciata da Francesco Moretti e suo nipote Ludovico Caselli, è stata poi portata avanti nel 1922 da Rosa e Cecilia Caselli che hanno così raccolto l’eredità paterna e passato il testimone alla nipote Anna Matilde Falsettini, la mamma di Maddalena. Lo studio si trova nell’antica residenza Baglioni, la più importante famiglia perugina che contendeva al Papa il potere sulla città nel 1400, qui si possono ammirare i bozzetti, i cartoni, i colori usati una volta, vecchi libri di chimica, oggetti e fotografie d’epoca e ovviamente le vetrate. E’ possibile fare una visita guidata prenotando in anticipo per immergersi insieme a Maddalena nella storia e nelle attività del passato. Ma cosa vuol dire dipingere una vetrata? E’ un mescolare continuo di colori e luce naturale. Per fissare il colore si effettua una cottura anche tre o quattro volte su altrettante riprese pittoriche, infine la fase di rilegatura in piombo permette di assemblare le tessere di vetro.

E’ la vetrata dedicata alla regina Margherita di Savoia (quella che ha dato il nome alla famosa pizza, per intendersi) a togliere letteralmente il fiato: così vera da sembrare una fotografia! Appena si entra nella stanza dove si trova la Regina si rimane un attimo a bocca aperta, si stenta a credere che sia di vetro e si pensa che da un momento all’altro possa muoversi. I particolari, come la corona o le perle, suscitano stupore per la loro precisione realistica.

Sia per Maddalena che per Marta portare avanti le rispettive attività non è semplice e dalle loro parole traspare molta amarezza: “Senza il sostegno e l’aiuto economico della mia famiglia non ce la farei – spiega Maddalena – Forse non augurerei a miei figli di fare questo lavoro”. Eppure le due donne salvaguardano un tesoro che oggi è parte importante del patrimonio culturale e artistico di Perugia e non solo. L’arte di tramandare la conoscenza storica è stata nei secoli un fiore all’occhiello del nostro paese, il loro lavoro andrebbe difeso e tutelato se non vogliamo farlo cadere nel dimenticatoio.

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Sara Sbaffi

Romana, classe 1982. Giornalista pubblicista dal 2009. Appassionata di viaggi ed enogastronomia. Collaboro con le Guide di Repubblica e il Trovaroma.

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