Pasqua in Italia: la tradizione dei Giudei di San Fratello

Pasqua in Italia: la tradizione dei Giudei di San Fratello

In provincia di Messina, nella zona del Parco dei Nebrodi, c’è un posto speciale, un comune dall’identità sincretica e sorprendente: San Fratello. Un paese in cui, nei secoli, si sono mischiate e stratificate tradizioni etniche, linguistiche e religiose provenienti da diverse parti dell’Europa, a testimonianza del grande spirito di accoglienza e di auto conservazione delle popolazioni locali.

Un paese come ce ne sono di molti, sparsi sulla nostra penisola: comunità che hanno saputo conciliare elementi culturali, filosofici o religiosi eterogenei, creando un’identità del tutto peculiare. Lo sa bene chi abita o ha girato le comunità Arbëreshë o quelle Greche, sparse un po’ in tutto il sud. Oppure chi vive in Trentino e parla ladino, o gli italo-sloveni del Friuli.

Questi territori dimostrano che è dal confronto non oppositivo con quelli che per molto tempo sono stati i “dominatori”, la cultura si può arricchire, fino ad avere caratteristiche uniche: le feste religiose che mischiano tradizioni spirituali di diversa origine ne sono una testimonianza ancora attuale.

Ed è proprio questo di cui parliamo: di una festa religiosa unica nel suo genere, i Giudei della Settimana Santa di San Fratello. Ma prima di raccontare questa particolare celebrazione, è necessario fare qualche cenno alla storia del Paese.

San Fratello, è un comune di quasi 4000 mila abitanti, in provincia di Messina: la reale composizione della sua popolazione è di difficile definizione perché, come tutti i paesi di montagna, si spopola d’inverno e si ripopola d’estate, quando tornano i parenti dal “continente”, come sono soliti definirli i siciliani.

La storia. La storia del paese ha dell’incredibile, per chi non la conosce: le prime tracce degli insediamenti, anche se sono poche le fonti che ne parlano, risalgono all’età greca, quando sul Monte San Fratello, con vista su tutta la costa, sorgeva la città di Apollonia.

Chi conosce la storia della Sicilia sa che l’invasione araba ha avuto una particolare influenza su alcuni luoghi, seguita da quella normanna. San Fratello viene distrutto durante questo periodo e ripopolato, poi, tra l’XI e il XIII secolo, durante la dominazione dei normanni nell’isola.

Il conte Ruggiero I di Sicilia, figlio di Tancredi d’Altavilla e fratello di Roberto il Guiscardo della dinastia degli Altavilla, fu il conquistatore e il primo Gran Conte di Sicilia, nel 1062. Insieme al fratello Roberto, non solo riconquistarono vaste aree della Sicilia, ma definirono anche un piano di ripopolamento di alcuni territori, compreso quello dei Nebrodi.

Ruggero sposò Adelasia del Vasto, appartenete agli aleramici, un’importante famiglia feduale franco-salica, stabilitisi in Piemonte e Liguria: questo matrimonio segnerà parte dell’identità di San Fratello. Insieme ad altre zone limitrofe, infatti, fu ripopolato da immigrati detti Lombardi, provenienti da diverse zone del Piemonte, Liguria, Lombardia ed Emilia.

Dalla mescolanza fra lingue locali indigene e le varianti francofone di queste nuove popolazioni nasce il Gallo-italico di Sicilia. Un’isola linguistica che tuttora resiste, anche se con grandi difficoltà, di cui fanno parte anche altre località siciliane come Nicosia, Sperlinga, Piazza Armerina.

I Sanfratellani, come molte altre popolazioni locali, consci della propria diversità rispetto agli altri siciliani, sono riusciti a sviluppare un bilinguismo ancora vivo, anche se preda del graduale spopolamento del paese.

Pasqua e la festa dei Giudei. La festa dei Giudei è figlia di questo intreccio di identità: non solo etnico-linguistiche, ma anche spirituali. Come in molte parti della Sicilia, gli elementi delle tradizioni pagane resistono, mischiandosi alle pratiche portate dai vari “visitatori” nel corso dei secoli.

Le meravigliose immagini del fotografo Pino Grasso, ci raccontano un rito a cui partecipa non solo tutto il paese, ma anche le comunità limitrofe: una festa che ricorda il martirio e la flagellazione di Gesù, ma lo fa in un modo del tutto peculiare, mischiando la penitenza della quaresima con l’allegria dei riti carnascialeschi, anche se nessun giudeo confonderebbe mai il suo costume con quello del carnevale. Dal mercoledì della Settimana Santa al venerdì, i Giudei, gruppi di uomini vestiti con delle giubbe particolari, hanno il compito di disturbare i riti religiosi e, più in generale, tutto il paese.

Tutto inizia mercoledì all’alba, quando i primi gruppi “travestiti” iniziano le passeggiate per le strade tortuose di San Fratello, San Frareau o San Frareu nel dialetto gallo-italico. I vestiti sono tramandati di padre in figlio: ai vagabondaggi chiassosi dei Giudei, infatti, partecipano dai bambini agli anziani. Nel frattempo, vengono preparati i sepolcri in tutte le chiese parrocchiali.

I costumi. Ciò che colpisce subito l’occhio del visitatore sono sicuramente gli strabilianti costumi: una giubba e pantaloni di mussola rossa, su cui sono ricamati magnifiche rappresentazioni di immagini religiose o attinenti alla natura, segno della straordinaria capacità artigianale dalle donne sanfratellane.

Sulla testa si porta lo sbirrijan, il cappuccio che ricorda quello dei flagellanti, ma che scende lungo quasi fino alle natiche. Dietro, sulla parte posteriore dei pantaloni è attaccata una coda di cavallo, come a ricordare la natura diabolica dei giudei, popolo considerato per secoli “deicida” dalla dottrina cattolica. Guanti bianchi e scarpe di cuoio animale completano il vestiario.

Oltre alle trombe con cui suonano per la vie di San Fratello, i giudei hanno anche degli strumenti fatti di monetine, catene e e altri oggetti metallici, chiamati d’scplina: ma i veri protagonisti sono gli strumenti a fiato, tirati a lucido per l’occasione.

Per tre giorni, il paese di San Fratello si trasforma, portando in scena uno spettacolo unico: i Giudei entrano nelle case, dove devono essere serviti e accolti con ospitalità, strimpellano allegramente per il paese, disturbano le processioni principali con le loro musiche e i canti, senza proferire parola alcuna, se non con altri giudei.

Spiegare l’emozione che una festa del genere suscita è molto difficile: esperti di tradizioni popolari che si sono interessati alla festa dei Giudei non sono riusciti a dare una compiutezza agli studi su origini e significato di questa celebrazione.

Vi lasciamo con una citazione di Leonardo Sciascia, da Corda Pazza:

“…Che cos’è una festa religiosa in Sicilia? Sarebbe facile rispondere che è tutto… è, anzitutto, un’esplosione esistenziale…esplosione dell’es collettivo di un paese dove la collettività esiste soltanto a livello dell’es… I Giudei di San Fratello sono gli uccisori di Cristo, perciò nella rappresentazione della passione di Cristo che viene condannato e crocifisso, essi demonicamente si scatenano…e ci chiediamo se alla formazione di tale tradizione non abbiano concorso più delle ragioni calendariali e liturgiche, ragioni psicologiche, sociali e storiche”.

Per avere ulteriori informazioni sul reportage di Pino Grasso, L’Occhio del Giudeo, clicca qui.

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Francesca Fiore

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