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Escursione in Alto Adige: lo sbarramento anticarro del Pian dei Morti

Mi piacciono molto le escursioni in montagna, camminare in mezzo ai boschi circondati dalla natura ha un effetto benefico sul corpo e sulla mente. Sono sempre alla ricerca di nuovi itinerari da percorrere, nuove mete colme di nuove vedute e nuovi traguardi da raggiungere. Prediligo sentieri in alta quota, dove, una volta arrivati, con lo sguardo riesci a cogliere la vastità dell’ambiente, dove la bellezza e la grandezza di quanto ti circonda è talmente di ampia portata che ti rendi conto che non c’è nulla di più bello della natura e quanto si è fortunati ad ammirare tanto splendore.

La salita ai Denti di Drago del Pian dei Morti 

Nella scelta delle escursioni l’elemento preponderante è quanto dislivello dovrò percorrere e quanto in alto sono disposta a salire. Capite bene, da qui, che non sono una sportivona.

Malgrado raggiungere il Pian dei Morti, sopra al Lago Resia presentasse circa 600 mt di dislivello, questa escursione doveva essere fatta per il valore storico del luogo e per le sue bellezze paesaggistiche.

Infatti su questa piana nel 1930 fu costruito un fossato anticarro, unico nel suo genere. Uno sbarramento per i carri armati e per un possibile attacco tedesco. La particolarità di questa struttura è quella di essere costituita da molteplici pali di larice rivestiti con calcestruzzo conficcati nella terra paludosa e coperti da un cono di acciaio, appunto per questo denominati “denti di drago”.

Come raggiungere il Pian dei Morti da Resia 

L’escursione al Pian dei Morti o Plamort ha inizio dalle sorgenti dell’Adige, perciò quando sarete arrivati a Passo Resia non dovrete fare altro che seguire le indicazioni per le Sorgenti. Raggiunto il parcheggio (e vi assicuro non potete sbagliare perchè è chiarimente indicato) abbandonate l’auto, infilate gli scarponcini da montagna, zaino in spalla e da qui si sale su un sentiero ben tracciato per un paio di orette (circa 5 km) con un dislivello, come vi ho già anticipato, di circa 600 mt. Per chi è poco allenato sarà un po’ faticoso ma non bisogna demordere e arrivate fino alla cima, credetemi ne vale veramente la pena. Man mano che si sale, le valli si allontanano e il paesaggio muta fino ad arrivare sulla piana, dove ti sembrarà di toccare il cielo. Lo scenario che si presenta è sorprendente; cavalli liberi che pascolano, i colori del cielo e il verde della natura. Ruscelli d’acqua e un piccolo lago che riflette le nuvole e a far da cornice a tutto questo, le più alte vette dell’Alto Adige, tra cui l’imponenete Ortles.

E pensare che qui, al confine con l’Austria, durante la Seconda Guerra Mondiale truppe di soldati pensavano a difendersi dal nemico tedesco che poteva avanzare da un momento all’altro, lo testimoniano gli sbarramenti anticarro, i numerosi bunker che si trovano sulla piana. Oggi il luogo è diventato memoria storica di un’epoca lontana appartenente ad un capitolo triste della storia dell’umanità che vale la pena di visitare primo per ricordare e secondo per ammirarne la bellezza.

Ultimo dettaglio e non da poco, dall’alto si ammira il meraviglioso Lago di Resia, ma di questo lago e del mistero del suo campanile vi racconterò in un’altra puntata.

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Cristina Favretto

Cristina Favretto

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