Naoshima, l’isola dell’arte

Capita a volte che, durante la pausa tra un viaggio e l’altro, ci si lasci andare ai problemi della via quotidiana. Grandi o piccoli che siano, sicuramente la prima cosa da fare è affrontarli, ma per farlo al meglio, con l’animo lucido e sereno, bisogna anche abbandonarsi a qualche alleato. La bellezza, per esempio. Quella che ci circonda in ogni sfaccettatura della natura o che è espressa attraverso l’arte. Ne è pieno il mondo e immergersi in essa, assaporarla ha un effetto benefico a rilascio lento, graduale e duraturo.

A me, per esempio, basta chiudere gli occhi per rivivere, a distanza di due anni, la bellezza di cui ho fatto incetta a Naoshima, isola giapponese della prefettura di Kagawa, affacciata sul Mare di Seto, dove l’arte e la natura si incontrano, dando vita a uno scambio romantico, una sorta di infinito corteggiamento in cui talvolta diventa difficile distinguere l’una dall’altra.

Alla scoperta dell’isola dell’arte, in Giappone

Il simbolo più famoso dell’isola è la grande zucca gialla a pois neri di Yayoi Kusama, “spiaggiata” su una  piccola passerella in riva al mare e alla quale, contrariamente a quanto succede in molti musei di arte contemporanea, ci si può avvicinare, per qualche scatto sicuramente, ma anche per abbracciarla, girarci intorno, appoggiarcisi e sentirsi piccoli. Il mare la osserva silenziosamente e, insieme al sole, la trasforma man mano che cambia la luce e, qualche volta, anche la marea.

Ed è sempre una zucca ad accogliere i visitatori già all’arrivo al porto. Situata lungo il molo, rispetto alla più famosa zucca gialla, a dare il benvenuto è una zucca rossa dalla forma un po’ schiacciata e con pois neri, alcuni veri altri in realtà buchi dai quali è possibile affacciarsi, giocando a fare i bruchi.

Naoshima, però, non è solo l’isola delle zucche, ma è completamente un’isola museo, fatta di installazioni a cielo aperto e grandiose opere situate in spazi chiusi, realizzati in modo da non intaccare la natura, seppure la coinvolgano. Sembra impossibile, eppure è proprio così. Ne è un esempio il Benesse House Museum, museo e albergo per i turisti che vogliono godere della possibilità di riposarsi e trascorre del tempo tra oggetti di design e opere d’arte. Quando si arriva a varcare la porta di ingresso, già da un pezzo si sta camminando tra installazioni, panchine serpenti, specchi e opere varie, per cui non è possibile definire dove inizia il museo vero e proprio e dove, invece, si sta solo percorrendo la strada verso di esso.

Il Chichu Art Museum, invece, ha solo tre stanze principali in cui ospita altrettante opere in via permanente. Almeno una di queste è letteralmente mozzafiato. È la stanza in cui sono conservati tre dipinti di Monet, raffiguranti ninfee in scenari a tinte blu. L’ingresso in questa sala è realizzato per regalare al visitatore lo stupore di trovarsi di fronte a un’espressione tale di bellezza che, appunto, si ferma il respiro per alcuni istanti. L’opera più grande, infatti, coglie il visitatore di sorpresa piazzandosi esattamente di fronte al suo sguardo. Il pavimento, le pareti e il soffitto di questa stanza sono bianchi. Ogni visitatore può indossare solo soffici pantofole consegnate appena prima di giare l’angolo e trovarsi all’improvviso nella stanza di Monet. Il loro scopo è sicuramente quello di proteggere l’ambiente in cui si ha l’opportunità di entrare ma, considerando anche il fatto che l’ingresso è suddiviso per piccolissimi gruppi di persone, l’effetto è quello di godersi l’esperienza circondati da un silenzio assoluto eppure così denso di senso e significato.

La maggior parte della struttura di questo museo, realizzato come il Benesse da Tadao Ando, è sotterranea come indica il suo stesso nome Chichu, che in giapponese vuol dire proprio “in profondità nel terreno”. Il risultato è un museo che non altera il paesaggio dell’isola, pur godendo di una grande quantità di luce esterna che illumina delicatamente il percorso caratterizzato da diverse parti in cemento.

Sebbene offra moltissimi punti di interesse, Naoshima è un’isola molto piccola tanto che basta un solo giorno per visitarla, anche concedendosi una pausa per un semplice bagno al mare. I mezzi migliori, quindi, per muoversi una volta sbarcati sono i propri piedi per camminare o per pedalare. Arrivati al porto, infatti, sulla strada appena di fronte, ci sono decine di negozi da cui è possibile noleggiare le biciclette. Per i viaggiatori meno allenati, come me per esempio, sono super consigliate le bici elettriche da azionare almeno lungo le numerose salite dell’isola per riuscire a raggiungere la meta senza rinunciare a tutta l’aria nei polmoni.

D’altra parte, i momenti in cui sarà possibile recuperare il fiato avendo come unico impegno quello di respirare non mancheranno. Tra tutti, il più magico che ho vissuto è stato all’interno del Benesse House Museum. Qui, superata una stanza di omini in metallo che sussurrano saluti in tutte le lingue del mondo, basta spingere una porta per trovarsi in un piccolo angolo di paradiso. Un cortile in apparenza freddo, al centro un grande masso dalle forme morbide per sdraiarsi sopra. Schiena sul masso, quindi, e occhi al cielo incollati su un angolo di cielo azzurro che impone agli occhi di restare spalancati. Da quella postazione, a pensarci bene, non si può guardare altrove, eppure immobile in quello spazio chiuso, ho assaporato la più indimenticabile sensazione di libertà.

Dove dormire a Naoshima
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Claudia Cannatà

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