Roma, storia e leggenda della Bocca della Verità un monumento misterioso
Bocca della Verità

Roma, storia e leggenda della Bocca della Verità

Per chi decide di visitare la città di Roma per la prima volta, alcune tappe sono obbligatorie. Colosseo e Fori, Musei Vaticani, Pantheon e piazza Navona, ma ovviamente non potrà mancare la divertente fotografia con la propria mano intrappolata nella celebre Bocca della Verità.

Divenuta così famosa nel mondo anche grazie ad alcune pellicole cinematografiche, la Bocca della Verità è infatti oggi uno dei simboli stessi di Roma e un po’ di fila è da mettere in conto.

Scopriamo la Bocca della Verità

Ma come nasce la leggenda e quale è la storia di questo curioso luogo? Il celebre mascherone è oggi gelosamente esposto nel portico della Basilica di Santa Maria in Cosmedin all’interno del Foro Boario, proprio alle spalle del Circo Massimo e a due passi dal fiume Tevere.

Tutto ha però inizio in epoca romana, quando il nostro mascherone veniva utilizzato come tombino, in marmo, al quale furono date le sembianze di un volto maschile con tanto di barba e bocca spalancata, proprio per poter  meglio “inghiottire” le acque piovane.

Diventa invece la vera e proprio Bocca della Verità qualche anno dopo, nel IV secolo per essere precisi. Si racconta infatti – in un giorno non meglio specificato – che il demonio stesso si nascose dietro al mascherone, intrappolando con l’inganno la mano dell’imperatore Giuliano II e costringendolo a restaurare il paganesimo, religione ormai quasi soppressa all’epoca. Da quel momento quindi divenne abitudine per i romani condurre alla Bocca, affissa inizialmente alle pareti esterne della Basilica, i condannati per far loro introdurre la mano all’interno della fessura: se si era colpevoli, il mascherone tranciava di netto l’arto. Nessuna magia però, perché nascosto dietro al mascherone, vi era il vero esecutore pronto all’azione. Ecco quindi svelato l’arcano mistero della celebre leggenda.

Se la Bocca della Verità è così antica, anche la bella Basilica di Santa Maria in Cosmedin a lei così profondamente legata, diviene chiaramente uno dei primi edifici di culto cristiano ad essere stati edificati in città. La Basilica sorge infatti nel punto in cui, in epoca romana, vi erano due precedenti strutture: la Statio Annonae e l’Ara Massima di Ercole. La prima era un edificio legato alla gestione del servizio di approvvigionamento e distribuzione di cibo al popolo romano; la seconda invece un santuario eretto a tutela dei commercianti, dove mercanti ellenici e locali potevano incontrarsi e trattare liberamente i loro affari, sotto la tutela e la garanzia di Ercole, l’eroe greco reso divino. Fatto curioso è che all’interno della Basilica sono conservate, più o meno nella loro collocazione originaria, dieci colonne di marmo appartenute proprio alla Statio Annonae: sette erano in “facciata”; le altre tre invece, visibili nel muro della navata sinistra, erano collocate molto probabilmente lungo uno dei lati minori.

La chiesa nell’VIII secolo era gestita dai monaci bizantini che, fuggiti alle persecuzioni degli iconoclasti d’Oriente, durante la controversia religiosa sul culto delle immagini, si erano stabiliti proprio nei pressi del Tevere. E visto le decorazioni qui realizzate, l’edificio iniziò a prendere l’appellativo di Cosmedin, che in greco significa proprio “ornamento”! Al suo interno infatti si possono ammirare opere ed arredi di straordinaria importanza e bellezza, come ad esempio i pregiati mosaici pavimentali cosmateschi, il coro, il seggio episcopale o ancora il baldacchino posto sull’altare maggiore. All’esterno invece, tutta questa sontuosità di marmi e colori, non si evince minimamente anche se è ben visibile l’alto campanile, in puro stile romanico, a sette piani di bifore e trifore, uno tra i più straordinari di tutta la città.

La chiesa rimase grossomodo fedele al suo aspetto medievale fino all’inizio del 1700, quando Giuseppe Sardi fu incaricato di realizzare la più significativa trasformazione: una nuova e sfarzosa facciata barocca, rimossa però alla fine del 1800 da Giovenale, il quale andò così a ripristinare proprio l’aspetto più antico della Basilica. Ma le sorprese che questo luogo è in grado di regalare al visitatore non finisco qui. Proprio il suo antico legame con l’Oriente, è sottolineato dal fatto che la Basilica fu affidata da papa Paolo VI Montini nel 1966 alla Chiesa Greco Melchita Cattolica – che fa parte delle chiese Cattoliche d’Oriente – e che dal 2010 viene celebrata al suo interno anche una messa in arabo, lingua madre di buona parte della comunità della Basilica stessa!

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