Zara: here comes the sun!

Mentre il van viaggia sulla strada ormai semideserta, Janet mi parla nel suo inglese perfetto ed io, appiccicata al finestrino, cerco disperatamente di immortalare il tramonto tra un segnale stradale e l’altro, realizzo di essermi innamorata. Non so ancora se della Croazia o della nostra guida, che quel giorno ci ha fatto strada nel meraviglioso parco di Plitvice, ma di sicuro il cuore ha ripreso a battere.

Janet è una compagna di viaggio, ci conosciamo da poche ore e mi ha già invitato a Seattle, io fantastico su quell’avventura mentre osservo Zadar, splendente come un diamante di fronte al mare. Faccio ancora una foto, questa volta tra i sedili, guardo divertita la palla infuocata del sole e, accanto, il profilo di Josip – la guida – e del suo cappellino, a perenne memoria di un amore mai nato.

Questo viaggio è arrivato quasi per caso, dopo un momento difficile, e come spesso accade quando si parte per caso, sembra che Zadar sappia benissimo tutto ciò di cui ho bisogno. Il sapore del sale sulla pelle dopo il bagno a Kolovare, il tempo trascorso sdraiata sul lungomare, ad ascoltare la musica dolce dell’organo marino tentando di smaltire un maraschino di troppo, i vicoli stretti e colorati, l’accento aspro e, soprattutto, il sole. Questo viaggio è stato proprio quello, immergermi a fondo nel sole e lasciarmi scaldare la pelle, l’anima, il cuore.

Per questo, sempre per caso, il giorno della partenza, passando davanti ad uno studio di tatuaggi, nella città vecchia, mi fermo un attimo. È una follia, certo, ma ci sono momenti che vanno fermati, che bisogna scrivere sulla pelle prima che fuggano via, per ricordare per sempre che ci sono stati, che ce ne saranno altri. Faccio le scale quasi correndo, dicendomi che sono un’irresponsabile, che di sicuro lo studio sarà chiuso, e invece spingo la porta e la porta si apre, e trovo Nikola che sorride nel vedermi arrivare trafelata come se qualcuno mi avesse gettato lì dentro a forza. Glielo spiego nel mio pessimo inglese, che voglio il sole, proprio quello che ho trovato qua, voglio portarmelo via su quella pelle che sa di sale e della spiaggia di Kolovare, e sotto voglio la scritta Shine! Per ricordarmi sempre di splendere, per portarmi sempre dentro la luce. Lui sorride ancora, mi fa sedere.

Riprendo l’aereo accarezzandomi il petto, tastando quella piccola macchia che mi ricorderà sempre il sole e il calore di Zadar.

Dove dormire a Zadar
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Giulia D'Arrigo

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