Gita alle falde del Vesuvio tra cantine e tradizioni: Boscotrecase
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Gita alle falde del Vesuvio tra cantine e tradizioni: Boscotrecase

Il solo fatto che un paesino sorga alle falde di uno dei vulcani più famosi al mondo di per sè dovrebbe rappresentare una valida peculiarità a favore di questo territorio, se poi aggiungi a questo le incredibili tradizioni che lo caratterizzano e allora l'”appeal” turistico raggiunge un apice per nulla trascurabile.

Dopo la tappa a Castellammare e quella a Boscoreale, questa volta ho scelto di essere turista di un altro borgo vesuviano: Boscotrecase.

vista del vesuvio campania

Come arrivare a Boscotrecase

Raggiungere Boscotrecase non è stato poi così complicato, certo la celebre Circumvesuviana non lascia troppo spazio all’efficienza, ma la teatralità fatta di gesti e racconti delle persone che ti siedono accanto rendono caratteristico anche il viaggio.

Dopo essere giunta a Napoli Centrale, mediante la linea per Poggiomarino sono arrivata alla mia fermata: Boscotrecase.

La stazione è un po’ decentrata rispetto al paesino, non vi sono info point, i QRcode della segnaletica turistica per il 90% sono pure immagini (dunque potete tranquillamente evitare di usarli) e la prima strada che percorro non è certo quello che ci si aspetta di trovare all’ingresso di un borgo turistico ma, la vista del Vesuvio sullo sfondo mi trasmette la giusta carica per la giornata.

Dopo una breve passeggiata arrivo al paesino e grazie ad una mappa studiata in precedenza (che ora lascio a Voi!) ed inizio il mio viaggio alle falde del Vesuvio.

Un borgo da scoprire tra vini d’eccellenza e la splendida vista del Vesuvio

Boscotrecase, Vuoschetreccàse in napoletano, è un comune di circa 10.000 abitanti che sorge nel Parco Nazionale del Vesuvio e che gode del meraviglioso abbraccio del Golfo di Napoli. In epoca romana anche questo ultimo borgo rientrava nella nota Pagus Felix Suburbanus, zona privilegiata per le caratteristiche della sua flora e della sua fauna; in particolare, la zona a monte è ricoperta dai celebri vigneti dai quali si produce il noto Lacryma Christi, dai pini marittimi, dalle poetiche ginestre e dai numerosi fichi d’india.

Solo camminando lungo le strade del paesino mi accorgo della bellezza di molti palazzi ai miei lati, il cui stile architettonico narra la ricchezza di questo posto e le sue antiche tradizioni. Sarebbe bello incontrare qualche bottega in più che narri le antiche arti del posto come la lavorazione della pietra lavica, delle botti e del vino ma, come sta accadendo troppo spesso in Italia, la pressione fiscale ha affievolito la bellezza di troppi luoghi.

La Chiesa dell’Ave Gratia Plena

Chiesa dell'Ave Gratia PlenaLa mia prima tappa è la Chiesa dell’Ave Gratia Plena, conosciuta in zona anche come l’Annunziatella e considerata come uno dei luoghi di culto più storici e belli del vesuviano. La leggenda locale narra che Bartolo Longo dopo essersi recato in visita alla Ave Gratia Plena, decise di edificare il celebre Santuario della Beata Vergine del Rosario di Pompei ispirandosi al fascino della chiesa di Boscotrecase.

La Chiesa deve il nome ad una cappella dedicata all’Annunciazione eretta nel 1668, come riportato anche dalla fonte battesimale conservata all’inizio della navata sinistra; tuttavia, alcuni dettagli interni come la presenza di temi semplici e ricollegabili all’arte romanica, dunque non barocchi come quelli conservati nel resto della struttura, ci portano a supporre che l’edificio risalga addirittura al XIII secolo.

L’accesso all’edificio avviene mediante gradini di pietra lavica vesuviana e intorno la struttura è “abbracciata” da una imponente cancello in ferro battuto. La facciata barocca alla base presenta tre portali, corrispondenti alle tre navate interne e al livello superiore è caratterizzata da un bassorilievo in stucco raffigurante l’Annunciazione.

A sinistra della facciata troviamo l’imponente campanile, diviso in tre ordini: il primo ordine riporta un edicola che rappresenta la crocifissione, nel secondo ordine ritroviamo un orologio e nel terzo la cella campanaria che custodisce tre campane in bronzo.

All’interno troviamo invece tre navate a croce latina e ciò che colpisce il visitatore è l’incredibile luce che, senza troppe pretese, avvolge l’ambiente fondendosi con i meravigliosi affreschi, con gli stucchi settecenteschi delle colonne, i capitelli corinzi e le rifiniture in oro zecchino.

Il fascino del Borgo di Casavitelli

borgo di casavitelliDopo la visita alla chiesa principale del paese, è interessante visitare l’antico borgo di Casavitelli. Dopo una non facile salita, resa comunque piacevole dall’intrecciarsi di piccole e suggestive stradine, raggiungiamo questo antico presepe moderno in cui non pochi dettagli ci ricondurranno a tradizioni antiche fatte di cantine, di odore di mosto, di conserve in casa e di spazi comuni fatti di cortili che sanno di inciuci tra vicine e poetiche storie d’amore.

Da Casavitelli poi ci dirigiamo verso la Chiesa di Santa Anna, chiesa patronale del Comune, che fu ingrandita ed abbellita in un quartiere del paese nel 1730. Una legenda locale narra che la Santa stessa si sia presentata alla bottega di uno scultore locale come modella inviata dal parroco locale, il quale però, alcuni giorni dopo dichiarò di non sapere nulla dell’accaduto.

Subito si nota una particolarità di questa chiesa: anziché essere esposta verso Sud, come la maggior parte dei luoghi di culto meridionali, questa è rivolto verso nord, ossia verso il Vesuvio. Anche in questo caso la legenda locale narra che la ragione stia nel fatto che la popolazione abbia chiesto protezione alla Santa dal potere distruttore del vulcano.

Dal gusto barocco, la chiesa presenta una unica navata con ai lati affreschi e tele; l’altare rappresenta uno dei più ricchi e decorati della zona grazie ad un intreccio di tarsie di marmo policromo.

santaAttigua alla Chiesa di Santa Anna vi è la Congrega dell’Immacolata Concezione, uno dei luoghi di culto più antichi presenti nell’area vesuviana, che all’esterno presenta i canoni dell’architettura barocca, mentre all’interno è molto semplice.

A pochi passi da queste ultimi due punti di interesse vi è poi la Chiesa di San Francesco D’Assisi, sede dell’Ordine Francescano secolare nato nel 1883. La struttura è semplice ma particolarissima nei suoi dettagli e conserva al suo interno, probabilmente, l’unica biblioteca monotematica del territorio, fondata nel 1990 e che conserva numerosi volumi tra i quali diversi testi agiografici di San Francesco, di altri santi francescani, saggi di filosofia, di dottrina francescana, ecc..

Un paese molto devoto…

Tra le strade di Boscotrecase, non è raro poi trovare numerose edicole votive dipinte su maioliche, affreschi o altorilievi sull’uscio delle abitazioni, ai lati dei balconi, nei cortili o all’interno delle scale.

Ovviamente, la sete della cultura sa anche bussare alle porte della fame e a Boscotrecase, zona del buon gusto, non è difficile trovare un luogo dove conoscere anche l’arte culinaria del luogo. Personalmente, mi sono recata presso una cantina del posto dove ho degustato il celebre Oro di Bacco accompagnato dalle prelibatezze del luogo, in un contesto davvero poetico.

Ad accogliermi presso le Cantine Matrone sono stati gli stessi proprietari, Andrea e Francesco, vignaioli dentro. Dopo un breve racconto circa la loro passione per il territorio che li ha condotti a coltivare gli antichi vigneti familiari localizzati nel celebre “Territorio de’ Matroni” e una attenta spiegazione circa la loro produzione, che ruota intorno a soli due vini: il  Lacryma Christi Rosso e Lacryma Christi Bianco, ho intrapreso il percorso di visita nella cantina accompagnata da attente spiegazioni, racconti di tradizioni, paradossali legende e degustazioni di prodotti tipici locali: conserve, prodotti caseari, affettati e profumi provenienti da ogni angolo di quel suggestivo regno vesuviano in cui il padrone assoluto era il calice che stringevo tra le mani.

Terminata la visita alle Cantine Matrone, con le pupille gustative in estasi per i sapori incontrati qualche minuto prima mi sono recata poi nell’antico vigneto dei Matroni, terra fertile di gusto e cultura; lì ho incontrato la storia tipica del vesuviano, fatta di colori partenopei che si fondono ai profumi di una flora paradisiaca e si sposano nei sapori tipici di questo luogo!

La mia gita alle falde del Vesuvio è terminata e, come ogni volta, so di non aver conosciuto tutto l'”appeal” turistico del luogo, ma so che i sapori e le sensazioni incontrate saranno la spinta per ritornare e rivivere Boscotrecase!

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Rosa Di Leva, laureata in sociologia dell' organizzazione, ama i viaggi , la buona cucina, la natura, gli animali, la dimensione antropologica delle cose, la pittura, la scultura, la musica e l'arte in tutte le sue espressioni; soprattutto ama trasformare le emozioni in parole, da qui il suo amore per la scrittura.

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enzodib

Io vivo in un altro di questi paesi vesuviani, Portici. Portici è decisamente più popolata, meno paesino e più città, ma ha lo stesso i suoi tesori poco conosciuti: la grande chiesa che raccoglie le spoglie di San Ciro, costruita dai cittadini come voto dopo un’eruzione del Vesuvio, il grande museo ferroviario di Pietrarsa, le ville nobiliari e soprattutto la reggia, dimora di vacanza dei sovrani borbonici. Non conosco bene Boscotrecase ma leggere la tua esperienza mi fa capire ancora di più che questo territorio necessita di una valorizzazione e una gestione migliore di tutte le risorse turistiche e paesaggistiche… Leggi il resto »

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