Diario di un'escursione di 2 giorni sul tetto della Sicilia
itinerario 2 giorni etna

Diario di un’escursione di 2 giorni sul tetto della Sicilia

Sebbene quel giorno del 30 luglio, facesse molto caldo in tutta l’area etnea, ho deciso insieme ad alcuni amici di proporre un itinerario di scalata dalle pendici del monte Etna (partendo da quota 1700 m circa), arrivando fino ai crateri sommitali (3300 m) e chiudendo un gran bel percorso ad anello attraversando bivacchi, colate antiche e recenti, coni spenti, lunghe distese di lava, sabbioni e aree fumaroliche. Il tutto accompagnato da una splendida vista del paesaggio circostante da 2000 m in su. L’itinerario che ho proposto è poi seguito in due giorni. Fu molto bello, ricco, interessante ma anche se vogliamo, pesante con un finale: una bella birra in mano al rifugio Sapienza.

GIORNO 1: Catania – bivacco Galvarina 1800 m

escursione itinerario crateri dell'etna
centrale in degassazione

Prendiamo il bus che da Catania ci porta sotto il rifugio Sapienza a quota 1700 m e una volta scesi dal bus ci avviamo a piedi verso il bivacco dove passeremo la notte percorrendo un sentiero che attraversa numerose colate, boschi di faggi e pini con varietà endemiche dell’Etna e camminiamo all’ombra. Proseguiamo per il percorso e tra un discorso e l’altro osserviamo vari bivacchi, rifugi, hotel immersi nei boschi, giardinetti e immensi prati. Da qui, nelle zone meno boscose si osserva anche in certi scorci l’Etna e il suo pennacchio fumante.

Proseguendo con un paio di ore di cammino passiamo da panorami che ci permettono di vedere alcuni paesi pedemontani del lato occidentale a panorami con fitta vegetazione, nel frattempo si può osservare con l’occasione delle giornate più chiare e limpide, anche le Madonie, la Sicilia Centrale e se si è fortunati anche le Isole Eolie.

Arrivati al rifugio, chiamato Galvarina, apriamo le porte e posiamo zaini e tutto ciò a terra, sistemiamo, puliamo il rifugio e usciamo i panini per pranzare. Una bella “panzata” di sonno post pranzo e per passare il pomeriggio decido di fare una esplorazione della zona anche per non fare troppo tardi e accendere il fuoco per la notte.

Ci aggiriamo per la zona (io ne approfitto per far foto e raccogliere campioni di rocce) ed esplorando un’area bella larga, ma sempre senza particolari difficoltà, comincia a farsi tardi e rientriamo alla base. In bivacco, ci accingiamo a raccogliere legna e nel tardo pomeriggio mentre sistemiamo cena e fuoco arrivano un gruppo di 20 ciclisti e 2 famiglie e con loro condivideremo il bivacco e tutto il resto.

La sera, insieme a tutte queste persone, è stato tutto molto divertente, all’insegna dei giochi, canti e balli tutto intorno al fuoco all’interno del bivacco, una cosa veramente bella, stupenda… Non saprei perché è stata una serata così bella, forse lo spirito di gruppo e della condivisione?

Nel frattempo tra loro persone meno informate sulla storia vulcanologica e culturale dell’Etna, ne approfitto per raccontare di viaggi ed esperienze anche a carattere scientifico oltre che le mie esperienze col club alpino e qualcuno si interessa a tal punto di voler organizzare qualche escursione in futuro.

Tra giochi, racconti e il resto arriva la mezzanotte e si va a dormire, il giorno dopo si prevede molto intenso e faticoso…

panorama dell'etna
complesso del sud est con sullo sfondo la zona di torre del filosofo (2900 m) e in secondo piano la piana di catania

GIORNO 2: bivacco Galvarina 1800 m, Cratere centrale 3300 m  e piano Vetore 1700 m

Ore 6.30 sveglia, una colazione veloce giusto per reintegrare qualcosa e si parte. Proseguiamo per 1,5 Km verso Sud per andare a prendere il sentiero CAI che ci porterà al cratere. Imboccandolo si passa prima da vallate scavate da torrenti occasionali a fitte zone alberate con colate antiche e recenti: alte, ampie e spesso difficili da attraversare. Più su, a circa 2700 m, passiamo ad una zona con astragalo etneo che cresce ben saldo sui sabbioni e un miliardo di grilli che saltellano dappertutto che ci disturbano molto insieme al caldo afoso che ci accompagna ormai da due giorni. Facciamo una breve sosta su un costone, io mangio frutta per dissetarmi e il mio collega mangia tutte quelle merendine inutili della decathlon. Il sole cocente più il vento ci costringono ad accorciare i tempi della pausa, io già arrostito e stanco mi rimetto lo zaino in spalla e risaliamo.

Percorriamo un canalone sabbioso in salita (cosa da pazzi) e costeggiamo la colata più recente dell’inverno scorso. Salendo con tanta fatica arriviamo a dover oltrepassare la colata per raggiungere un nostro amico e il sentiero che ci porterà sul tetto della Sicilia. Oltrepassare quella colata significava avere un buon equilibrio sui massi metrici incoerenti e soggetti a continue ricadute; spostarsi spesso con un solo piede per centinaia di metri e a fatica arrampicarsi per diversi metri lungo le vallate che si trovavano… Alla fine siamo riusciti a passare nell’altra sponda e proseguire così verso il cratere centrale.

Ultima sosta alla base del Cratere, per dissetarci e alle 14.30 comincia l’ascesa agli ultimi 300 m in salita per arrivare al top. Proseguendo lungo la salita a passo lento e costante, scendono verso la nostra direzione guide e turisti al seguito, dialoghiamo un attimo sul motivo del nostro allenamento alla montagna e continuiamo a salire finché alle 15 arriviamo tutti insieme sull’orlo di uno dei crateri centrali del vulcano, tra sublimai di zolfo e calcio, fino al rosso del ferro. Qui tra complimenti e festeggiamenti, ci facciamo una bella passeggiata tra Voragine e Bocca Nuova, i due crateri immediatamente davanti e in più la vista su un altro cratere che degassava parecchio. Ci facciamo foto, discutiamo e mangiamo qualche snack, lassù in quel lasso di tempo di mezz’ora, non era passato più nessuno e quindi noi ci siamo goduti al massimo quel momento. Abbiamo apprezzato tutti i cambiamenti che aveva subito il cratere nel corso del tempo dopo le recenti attività, abbiamo pranzato e passeggiato per un centinaio di metri ma sole, vento e puzza di zolfo, che arrivava dalle fumarole, ci costringeva a stringere i tempi e a proteggerci bene il viso.

Continuando la passeggiata, siamo passati dal cratere di sud/est (l’ultimo) e con calma abbiamo fantasticato sulla nostra volontà e sulla folle speranza che avvenisse una eruzione in quel momento, da quel cono distante da noi meno di 100 m. Una idea semplicemente pazza!

Così fatte quasi le 16 cominciamo a scendere giù per i canaloni sabbiosi (le mie scarpe strappate al massimo!), rifacciamo un pezzo del percorso dell’andata solo che dopo l’attraversamento della colata più vicina, deviamo per la zona Montagnola – crateri 2001, imbocchiamo stanchi e soddisfatti l’ultimo canalone fino a raggiungere, dopo la bellezza di circa 3 ore, il rifugio Sapienza.

È ormai pomeriggio inoltrato e alle 19 arriviamo in macchina ammirando alle nostre spalle l’intensa degassazione, ci salutiamo e prendiamo la strada di casa.

Si è trattato dell’escursione più bella, paesaggisticamente parlando, passando come detto prima da una vegetazione varia, ampia e rigogliosa a a paesaggi geologici-vulcanologici eccezionali in circa 10 ore di trekking. Alla fine abbiamo totalizzato la bellezza di circa 1600 m di dislivello tutto in salita.

Gran bella escursione, gran bella giornata!

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peppino94

Sono un geologo appassionato di viaggi intorno al mondo, soprattutto per le aree vulcaniche attive come Azzorre, Islanda, Eolie ed Etna. Organizzo e curo escursioni e trekking con amici e vari gruppi anche con il CAI. Mi piace spiegare la geologia attraverso le foto e i racconti. Faccio parte di diverse associazioni inerenti la vulcanologia e pratico diverse attività outdoor e coinvolgo vari gruppi.

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