Diario di un capodanno a Londra
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Capodanno a Londra: diario di una notte fantastica

Folla ovunque, strade del centro chiuse al traffico e controllate da una presenza discreta di bobbies. Freddo e alcool che si mescolano per una notte unica nella capitale del Regno Unito. Il capodanno a Londra 2013-2014, anzi new years’ eve data la collocazione geografica, è stato il primo della mia vita passato all’estero e non lo dimenticherò mai.

Amo sin dall’adolescenza questa città e tornarci di recente dopo molto tempo non ha scalfito minimamente l’opinione che avevo. Anzi, devo dire che chiudere un anno e iniziarne uno nuovo passeggiando tra Piccadilly Circus e Trafalgar square, tra Soho e la Chinatown all’ombra della city non ha fatto altro che accrescere la mia ammirazione per questa città fantastica.

Il capodanno a Londra è famoso in Italia per i suoi fuochi d’artificio – che puntualmente illuminano la prima notte dell’anno da 13 anni a questa parte – che accendono i riflettori sul London Eye, la famosissima ruota panoramica costruita per celebrare l’inizio del nuovo millennio (così come molte altre opere di grande valore architettonico) e aperta al pubblico nel marzo del 2000. Il giorno dopo al telefono con i parenti per gli auguri di rito tutti mi hanno raccontato di aver visto i fuochi di Londra in Tv. Noi, invece, da Trafalgar Square… vuoi mettere la differenza?

A dire la verità ci siamo arrivati per un pelo con Giusi a vedere i fuochi d’artificio. Nel nostro girovagare per le viuzze di Soho alla ricerca di un posto dove mangiare a buon prezzo ci siamo persi come nostro solito nei meandri dell’indecisione che una così vasta offerta di opportunità diverse quasi ti impone.

– “Entriamo qui?”, diceva lei.
– “Non ci provare, il vietnamita non mi piace e la notte di capodanno non ho voglia di fare esperimenti”, rispondeva timoroso lui.

E così via. “Allo spagnolo ci sono già stata”, incalzava lei – “si ma se mangiamo il sushi io quando usciamo devo prendermi un panino, altrimenti muoio di fame”, rispondeva lui immaginando di non saziarsi con la cucina giapponese. Insomma, gira che ti rigira si finisce in un ristorantino che da fuori sembra molto carino, prezzi abbordabili e niente folla.

A proposito, non sembra che il capodanno a Londra si segnali per grandi menu; sembra essere molto più sentita la cena della notte di vigilia di Natale dato che già da ottobre i ristoranti prendono le prenotazioni per i tavoli. Ma questa è un’altra storia.

Torniamo a noi.

Al ristorante pieno d’italiani

Insomma, gira che ti rigira, ridi che ti ridi, finiamo in un ristorantino di proprietà di un tizio italiano. Di una certa età. Ma ecco che anche tutti i camerieri sono italiani, nonostante da fuori non sembrasse. Noi veniamo serviti da un tale di Torino. Alle mie spalle abbiamo una famigliola di Brescia se ricordo bene. “Oddio siamo circondati”, pensiamo! Per fortuna che in un tavolino di lato ci sono due donne inglesi con cui i camerieri non trascurano di fare i cascamorti cosa che per fortuna questo ci fa sentire un po’ meno in Italia.

Il posto si chiama 40 Dean street ed è abbastanza costosello rispetto al rapporto quantità/qualità dei piatti. Il menu è stato tutto sommato semplice con uno starter e un main course a testa. Vinello San Giovese di dubbia provenienza e di sicuro non tra i migliori sul mercato… Infine un dolce a testa. Per me, l’immancabile tiramisù della casa. Ah, dimenticavo. Appena seduti ci è stato offerto un Bellini ad entrambi per ingannare l’attesa.

In ogni caso, tra una chiacchiera e l’altra usciamo dal ristorante a mezzanotte meno pochissimi minuti. Fuori piove leggermente e costantemente come è d’uso a quelle latitudini, ma l’acqua non la si sente neanche. La bella compagnia, la gioia di vivere un momento unico insieme in un posto completamente nuovo, l’ansia di arrivare a Trafalgar square prima che inizino i fuochi d’artificio, la rimanenza della bottiglia di San Giovese – che, visto quello che abbiamo pagato, ci portiamo fuori per avere qualcosa con cui brindare allo scoccare della mezzanotte – hanno reso indimenticabile quei momenti. Infatti, neanche a dirlo, un paio di minuti dopo l’uscita dal ristorante iniziamo a sentire dei botti. Siamo ancora incastrati nelle vie di Soho e non vediamo assolutamente niente, solo rumori fragorosi e la gente che si bacia e si abbraccia. Non siamo da meno, brindiamo un po’ così come viene, con una bottiglia di infimo San Giovese in mezzo ad una strada e acceleriamo il passo verso la celebre piazza londinese che prende il nome dalla storica battaglia navale contro la flotta napoleonica nel 1805 vinta dalla Royal Navy nel sud della Spagna, lato Oceano Atlantico.

Un capodanno di gioia diffusa

Passare il capodanno a Londra (ecco qualche sistemazione interessante) non è forse il modo più romantico per accogliere il nuovo anno in coppia come potrebbe essere per esempio farlo a Parigi ma di sicuro è un sacco entusiasmante se ami la confusione, la gioia diffusa e la voglia di fare baldoria. In realtà, la gente in piazza è abbastanza pacata; guarda con ammirazione i fuochi d’artificio (per la cronaca dopo un paio di minuti ce l’abbiamo fatta a trovare una traiettoria visiva discreta per vederli da un angolo di Trafalgar square), quasi in religioso silenzio. Qualche bottiglia  si alza in cielo accompagnando qualche urlo insensato, qualche nube di marijuana di tanto in tanto invade l’aria ma è tutto così tranquillo e calmo che sembra surreale.

Ci godiamo i lunghi fuochi d’artificio che sono fantastici e astutamente ci muoviamo nel verso opposto rispetto alla folla che in grande maggioranza, una volta finito lo spettacolo pirotecnico, punta dritta su Piccadilly e verso la vicina zona di Leicester dove ci sono tanti club e discoteche. Noi preferiamo aggirarci per le vie secondarie e chiacchierando gioiosi ci finiamo la nostra bottiglia di vino rosso “italiano”.

Dopo un lungo girovagare cediamo anche noi alla tentazione di andare a ballare. Mi sembra anche giusto, è la notte di capodanno. Fare un po’ di baldoria è necessario. Finiamo così in questo locale danzereccio che si chiama O-Neill’s nel cuore della via centrale della China Town londinese. Non è niente di che, musica ipercommerciale, indiani che ci provano con chiunque e cocktail-truffa al bancone.

Ci divertiamo qualche oretta presi bene.

Finito l’entusiasmo, con il sopravvento della stanchezza per una giornata passato in giro a piedi per la città decidiamo di tornare a casa.

Tube gratuita fino alle quattro di mattina, tornelli aperti per un servizio pubblico che una volta tanto si dimostra tale: aperto a tutti, nessuno escluso. Anche questo è stato il bello di aver passato un capodanno a Londra. A mio avviso la più affascinante capitale europea!

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