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‘Catania città museo’: tra Barocco e attrazioni insolite

#iorestoacasa

Questo hashtag racchiude quello che l’Italia ci chiede di fare in un momento di emergenza come questo, in cui un microscopico virus ci costringe a rimanere nel nostro ‘nido’, ad evitare i contatti interpersonali, a limitare ogni spostamento non necessario.

Mai come in questo periodo ho sentito così tanto la voglia di uscire di casa e respirare l’aria della mia terra, la Sicilia…Mi sono chiesta cosa fare e la risposta che ho trovato è stata:

Scrivi! Scrivi, perché non è possibile viaggiare fisicamente, ma con la mente sì!’

È per questo che ho cercato nel mio piccolo, attraverso le parole, di regalare a chi non lo conosce il fascino del patrimonio naturale ed artistico della mia Catania, e di far sognare un po’ chi leggerà questo mio breve articolo.

Passeggiando in centro città

Quella che voglio raccontare è una passeggiata tra le bellezze della città, un tour di questo grande museo ‘a cielo aperto’ che parte dal cuore del centro storico: Piazza Duomo.

Opera dell’architetto siciliano Giovanni Battista Vaccarini, Piazza Duomo rappresenta il trionfo dello stile barocco antico: è dominata dagli incantevoli palazzo del Municipio e palazzo dei Chierici, che incorniciano l’obelisco egizio portato sulla schiena dal noto elefantino nero: chiamato da tutti i catanesi “u Liotru” (storpiatura del nome Eliodoro, che si pensa essere il suo scultore), questo animale è stato scelto come simbolo di Catania durante le guerre puniche, quando numerosi invasori arrivarono nella città etnea con al seguito i loro elefanti, tentando di espugnarla.  

Dal web – Piazza Duomo

Di fronte alla statua del ‘Liotru’ si trova la cattedrale di Sant’Agata, patrona della città; la chiesa è stata più volte distrutta dopo i terremoti che si sono susseguiti nel tempo, passando attraverso numerose riedificazioni ordinate dai dominatori che si alternarono nel corso dei secoli sull’Isola:  Normanni, Aragonesi, Spagnoli, Borboni…

Una breve scalinata in marmo e una cancellata in ferro battuto disegnano l’accesso al sagrato in pietra bianca, impreziosito da cinque grandi statue in marmo di Carrara raffiguranti santi. La facciata presenta un prospetto a tre ordini compositi in stile corinzio, adornati rispettivamente con le statue di sant’Agata al centro sulla porta centrale, sant’Euplio a destra e san Berillo a sinistra. La costruzione dell’attuale campanile della cattedrale è stata ricondotta all’architetto Carmelo Sciuto Patti, tra il 1867 e il 1869, autore tra l’altro anche della lanterna della cupola.

Sempre in Piazza Duomo, con le spalle rivolte alla chiesa, a sinistra si trova la Fontana dell’Amenano, la ‘Fontana di Trevi catanese’ risalente all’800, la cui acqua proviene dall’omonimo fiume che scorre sotto la città. Proprio da questo punto, si viene travolti dagli odori e dai rumori della tradizionale aria popolare della Pescheria, uno dei mercati ittici più antichi d’Italia: si estende dall’interno del centro storico fino agli ‘Archi della Marina’ (nome con cui è chiamato il viadotto ferroviario della linea Catania-Siracusa, sorto nella seconda metà dell’Ottocento) ed è visitabile tutte le mattine con la possibilità di acquistare del pesce sempre freschissimo, girovagando tra i vari banchi e (perché no?) assaggiando anche lo street-food locale.

Fontana dell’Amenano

A meno di 100m da Piazza Duomo, proseguendo su Via Etnea, la strada principale che divide la città, ricca di edifici settecenteschi e ottocenteschi, ci si ritrova su Piazza Università: questa prende il nome dall’imponente Palazzo Università, oggi sede del Rettorato dell’Università degli Studi di Catania, della preziosa Biblioteca e di numerose aule affrescate in cui si svolgono lezioni e convegni. Di fronte, Palazzo San Giuliano si impone con il suo importante portone e le sue due colonne di marmo che fanno da cornice.

Storie e miti di Catania

Ma, si sa, la Sicilia è una terra che unisce la realtà al mito…e non potevano mancare a questo proposito le leggende catanesi della giovane Gammazita, dei fratelli pii Anapia e Anfinomo, del paladino Uzeta e del sub Cola Pesce, raffigurate nei quattro candelabri in bronzo che abbelliscono ulteriormente la Piazza.

Veduta dall’alto di Piazza Università

La prima delle quattro racconta la storia di Gammazita, giovane e bella catanese che fece perdere la testa al soldato francese Droetto; egli se ne innamorò a tal punto che non le tolse mai i pensieri di dosso, nonostante la ragazza fosse già promessa sposa. Un giorno Gammazita decise imprudentemente di andare da sola al pozzo nei pressi del Castello Ursino e venne inseguita dal soldato, ma piuttosto che cedere alle sue pretese insistenti e disonorare il proprio impegno, la ragazza si tolse la vita gettandosi nel pozzo. I catanesi a quel punto organizzarono una vera e propria caccia nei confronti di Droetto: facendo pronunciare la parola “ciciri“ (ceci in dialetto, molto difficile per chi parla un’altra lingua) a diversi passanti,  riuscirono a scovare il soldato francese e a fare giustizia.

I fratelli pii Anapia e Anfinomo, protagonisti della seconda storia, erano due contadini che vivevano con i genitori nelle terre etnee. Un giorno, mentre aravano i campi, una forte eruzione del vulcano li mise in fuga; la leggenda narra che, pur di salvare i genitori, Anapia e Anfinomo se li misero sulle spalle rallentando la loro corsa e la lava, nel momento in cui li raggiunse, si divise miracolosamente in due per poi ricongiungersi, lasciando l’intera famiglia incolume.

Il terzo candelabro è abitato dalla leggenda del paladino Uzeta, giovane di umili origini, ma di grande coraggio e valore. Grazie alla sua tenacia, egli combatté e sconfisse i giganti Ursini, cacciandoli dal poderoso Castello Ursino (da cui prende nome) in cui abitavano, conquistando la benevolenza del re Federico II di Svevia e la mano di sua figlia.

Quella di Cola Pesce, probabilmente la più famosa, racconta del sub, amante del mare a tal punto da poter abitare anche settimane sott’acqua. Re Federico II di Svevia, colpito dalla sua fama, mise alla prova le abilità del giovane gettando prima una coppa, poi la sua corona ed il suo anello negli abissi e chiedendo che gli venissero restituiti. Cola Pesce prontamente recuperò gli oggetti lanciati dal re, ma nella sua immersione scoprì che la Sicilia era poggiata su tre colonne, una a Capo Passero, una a Capo Lilibeo e una a Capo Peloro e che quest’ultima (sotto Messina) in particolare era incrinata e sarebbe potuta crollare da un momento all’altro. Federico II si allarmò e gli chiese di andare a controllare meglio, ma Cola Pesce, conoscendo la profondità alla quale doveva immergersi nuovamente, domandò un pugno di lenticchie da portare nei fondali: se le lenticchie fossero riemerse, ciò sarebbe stato segno della sua morte. Secondo la leggenda, Cola Pesce si tuffò e le lenticchie tornarono a galla dopo non molto tempo, ma in realtà il giovane sub non morì: dal momento che la colonna incrinata stava per cedere, egli si sostituì ad essa e tutt’ora da Capo Peloro regge sulle sue spalle Messina e la Sicilia intera.

La Catania meno conosciuta, cosa vedere in città

Lasciando questo alone di magia che regala Piazza Università e continuando a percorrere via Etnea con lo sguardo rivolto verso l’Etna, si può scoprire un’altra faccia di Catania, una ‘Catania antica’, di epoca romana. E lo si può fare affacciandosi da Piazza Stesicoro e osservando sotto il manto stradale una grandiosa opera ‘a cielo aperto’: l’Anfiteatro romano.

Anfiteatro romano in Piazza Stesicoro

La grandiosità di questo monumento sotterraneo è percepibile dai resti delle mura, riportate alla luce solo nel 1903: costruito presumibilmente nel II secolo d. C, conta una circonferenza esterna di circa 300 metri ed è secondo per grandezza solo al Colosseo. L’Anfiteatro romano è ben conservato, nonostante la pietra lavica che lo costituisce sia stata utilizzata come materiale edilizio per la costruzione della Cattedrale di Sant’Agata e la realizzazione dell’antica cinta muraria. Alle spalle dell’Anfiteatro, troviamo la Chiesa di San Biagio, conosciuta anche con il nome la Chiesa di Sant’Agata alla Fornace poiché al suo interno è custodita la reliquia della santa patrona, venerata con tanta devozione dai catanesi.

Proseguendo il giro turistico, sarà possibile fare una lunga camminata all’interno della bellissima villa intitolata al compositore catanese Vincenzo Bellini, tra giardini curatissimi, ricchi piante esotiche e locali, e statue antiche. Villa Bellini rappresenta il parco cittadino che, specialmente nelle calde e soleggiate giornate siciliane, diventa sede di improvvisate rappresentazioni musicali e mercatini popolari di prodotti tipici artigianali e gastronomici. Ma Villa Bellini non è l’unica opera intitolata al padre della musica lirica contemporanea: per concludere il tour di Catania infatti non può mancare una visita all’incantevole Piazza Vincenzo Bellini, impreziosita dal Teatro Massimo, il più grande e importante teatro di Catania. Fu progettato da Carlo Sada e fu inaugurato nel 1890, con la rappresentazione della ‘Norma’ del Bellini.

Piazza Vincenzo Bellini e Teatro Massimo

Degno di nota è infine il Castello Ursino: fondato da Federico II di Svevia nel XIII e progettato dall’architetto Riccardo da Lentini per difendere le coste orientali siciliane, il Castello sorgeva su un promontorio circondato dal mare, ma durante l’eruzione del 1669 venne avvolto da ovest e da est da due bracci di magma che si riversarono nelle acque e crearono una striscia di terraferma, portandolo al di sopra del livello del mare. L’edificio, simbolo dell’autorità e del potere imperiale, nel XVI secolo venne abitato temporaneamente dai Viceré e parte della sua struttura venne adibita a prigione, come testimoniano i graffiti tuttora visibili al piano terra. Ristrutturato nel 1934, oggi è sede del museo civico della città di Catania che riunisce le collezioni del Monastero dei Benedettini e parte di quella del principe Biscari, e si fa ospite periodicamente di mostre d’arte e rassegne musicali. 

Castello Ursino

Con la speranza di aver incuriosito chi ha letto questo mio breve excursus virtuale di realtà e fantasia, di storia e leggenda, posso dire che Catania è ricca di tantissimi altri tesori…

Mi auguro che molto presto tutti noi potremmo tornare ad ammirarla in toto, con gli occhi pieni di meraviglia che contraddistinguono chi ama viaggiare e chi ama scoprire ciò che non conosce ancora.

Quest’anno scegliamo di trascorrere le vacanze nel nostro Paese, restiamo in Italia! Ha tanto da offrire! Ripartiamo da qui.

#iorestoinitalia

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