12 borghi da scoprire in Sardegna 

La Sardegna è famosa per le sue bellissime spiagge, ma non è solo questo. Per chi volesse addentrarsi di più nella cultura e nella storia sarda visitare i borghi è la scelta migliore che possa fare. 

I borghi sardi presentano peculiarità molto differenti tra loro e per questo motivo vengono spesso considerati portatori di cultura unici. Visitandoli è infatti possibile ammirare spiagge spettacolari, attrazioni naturali mozzafiato, resti antichi che raccontano la storia preistorica e medievale, l’arte in tutte le sue forme e ovviamente la grande tradizione enogastronomica della regione che varia da paese a paese ma è sempre deliziosa.  Qui di seguito vi presento una lista di 12 bellissimi borghi da scoprire in Sardegna, che ancora non sono conosciuti dal turismo di massa e quindi adatti per un viaggio all’insegna della sostenibilità

1. Cuglieri, dalle spiagge all’archeologia

Il borgo di Cuglieri si trova al centro dell’isola, sul fianco del Montiferru e domina un ampio territorio che comprende diverse attrazioni storiche e archeologiche come Cornus, antica città punica che si trova sull’altopiano di Campu ‘e Corra e la basilica minore di Santa Maria ad Nives considerata il più importante centro mariano dell’isola. Cuglieri è poi conosciuta per le sue attrazioni naturali come boschi, fiumi, la famosa cascata di Capo Nieddu e le tre meravigliose borgate marine Santa Caterina di Pittinuri, Torre del Pozzo e S’Archittu. Quest’ultima in particolare deve il suo nome all’arco di roccia naturale che si è creato in seguito all’azione erosiva degli agenti atmosferici. La spiaggia è un luogo magico che, soprattutto durante il tramonto, è in grado di regalare un panorama mozzafiato. Non potrete fare a meno di sedervi in silenzio e godervi la magia del momento. 

Arco naturale di S’Archittu, Cuglieri

2. Samugheo, custode dell’arte tessile sarda

Samugheo è il borgo sardo dove potrete ammirare il prezioso patrimonio della tessitura artigianale. Il paese si trova in provincia di Oristano e vanta il titolo di borgo autentico d’Italia. Girando per il centro storico non potrete fare a meno di ammirare le case tipiche sarde in trachite rossa, spesso adornate da murales dove sono rappresentati gli emblemi dell’artigianato locale: i tappeti di Samugheo. 

Per quanto riguarda gli eventi da non perdere, la festa di Sant’Antonio e San Sebastiano è uno di quelli. Durante questa ricorrenza viene acceso un grande falò e fanno la loro uscita ufficiale le maschere locali dei Mamutzones. Lo spettacolo è magico e misterioso, non lascia mai indifferenti i visitatori che hanno la fortuna di assistervi. 

Il Murats, museo regionale dell’arte tessile

In periferia è possibile visitare il museo dedicato all’arte tessile che propone una collezione permanente costituita da coperte, lenzuola, biancheria, abbigliamento tradizionale e i famosi telai in legno, tutta prodotta tra il XVII secolo e il XX secolo. Tra i pezzi più pregiati del museo è impossibile non nominare le affaciadas, piccole strisce di tessuto lavorato che si esponevano nei balconi durante la processione Corpus Domini. Ovviamente oltre alla collezione permanente il museo segue un programma di mostre temporanee sempre attinenti all’arte tessile e all’artigianato sardo più in generale. Il museo è aperto tutto l’anno e il costo del biglietto è di 2,50 €. 

Murats, Samugheo – courtesy of Giorgio Sitta photographer

3. Sorradile, il borgo sul lago

Lontano dalla folla, lo splendido borgo del Barigadu, al centro della Sardegna, si affaccia sul lago Omodeo, uno dei laghi artificiali più grandi d’Europa. Sorradile è un centro agropastorale di 400 abitanti formato da due rioni principali: corte ‘e susu, dai cui è possibile ammirare panorami su lago e le colline e corte ‘e josso, più a valle. Questo borgo è molto adatto per gli amanti del trekking, di particolare rilevanza è il Salto di Lochele, caratterizzato da un territorio aspro e ricco di vegetazione dove è possibile ammirare l’incontro dei due fiumi del territorio, il Tirso e il Taloro.

Il borgo presenta anche una caratteristica unica nel suo genere, infatti, quando non piove e il lago è asciutto, è possibile ammirare la foresta fantasma. Si tratta di un luogo suggestivo dove è possibile ammirare gli alberi che emergono dalle acque e sembrano pietrificati, lasciando il visitatore sbalordito e senza parole. 

Lago Omodeo

4. Sardara, tra terme e castelli

Il borgo di Sardara si trova in una posizione strategica, al centro del Campidano. Passeggiando per il suo centro storico è possibile ammirare le tipiche case campidanesi, patrimonio storico-culturale, che si affacciano su vie molto strette e acciottolate da cui è semplice immaginare come era vivere qui nel passato. Il borgo si caratterizza principalmente per la presenza del castello di Monreale e dello stabilimento di acque termali sulle antiche thermae romane

Il Castello Monreale

Non si hanno notizie sicure sulla data di fondazione della fortezza ma compare già in un documento del 1309 come donazione del re Giacomo II d’Aragona a Mariano d’Arborea. Il castello Monreale faceva parte della linea difensiva del giudicato d’Arborea e svolse un ruolo importante nella guerra tra Arborea e le truppe iberiche. Il castello è racchiuso da una cinta muraria di otto torri e sorge in cima al colle omonimo. Oggi restano visibili solo i muri esterni e i resti del borgo medievale sviluppatosi nel tempo. Esso era accessibile da due porte: una a nord verso Sardara e le Terme di Santa Maria de is Aquas e una a ovest verso il paese di San Gavino. Per il momento non è possibile accedere all’interno del castello e tutti i reperti sono stati portati al museo di Sardara. Da qui è però molto suggestivo ammirare lo splendido panorama che domina l’intero borgo.

Le Terme di Santa Maria de is Aquas 

Le terme sono l’attrazione più famosa del borgo, immerse in un bosco di eucalipti, sfruttano fin dai tempi più antichi alcune sorgenti di acque mineralcarbonato-alcaline, che arrivano a temperature vicine ai 60 gradi. La sorgente nel periodo nuragico era un santuario di grande importanza e ad attestarlo ci sono un pozzo sacro e un nuraghe, posti proprio all’interno del parco delle terme. Oggi è possibile alloggiare e usufruire dei pacchetti termali in uno dei due hotel presenti nel borgo: le antiche terme di Sardara o Sardegna Termale

5. Aggius, culla della tradizione agropastorale

Il borgo di Aggius si trova nella Sardegna settentrionale e si presenta come un tipico paese gallurese. Il suo territorio è un susseguirsi di rocce granitiche, boschi di sughere, pascoli e vigneti. 

Durante la visita del centro cittadino non potrete restare indifferenti alle caratteristiche murature delle case e delle pavimentazioni tutte in granito a vista. A breve distanza invece potrete ammirare il laghetto Santa Degna, un luogo d’incantevole bellezza, circondato dalla natura tipica della macchia mediterranea. Si tratta di un laghetto artificiale ed è accessibile dalla strada panoramica che sovrasta il paese. È il luogo ideale per una sosta lontano dalla folla dove poter degustare un picnic con amici e famiglia. 

Per quanto riguarda gli eventi, una delle attività di maggior rilievo della vita sociale di Aggius è la processione e i riti della Settimana Santa. Visitare il borgo durante questa ricorrenza è uno spettacolo suggestivo che rimane nei cuori di tutti visitatori.

6. Berchidda, tra preistoria e musica jazz

Berchidda è un piccolo paese a pochi passi dal lago Coghinas, il cui centro storico è costituito da villette in stile neoclassico disposte in viottoli stretti e ripidi. Durante la visita di questo borgo, arrivando alla piazza principale la prima cosa che salta all’occhio è il panorama mozzafiato sulla vallata e sul Monte acuto

Il borgo è il paese natale del famoso Jazzista Paolo Fresu e l’evento di maggior rilievo è Time in Jazz, una settimana a cavallo di Ferragosto dove il borgo si trasforma e si anima di suoni e concerti notturni, infatti dal 1988 è l’evento di punta del circuito jazzistico sardo. Poco al di fuori del centro abitato invece potrete ammirare le rovine del castello di Montacuto, testimone delle vicende medioevali locali. Oggi restano i ruderi delle mura, una torre e una cisterna. Il territorio è poi ricco di testimonianze preistoriche, infatti qui potrete ammirare strutture megalitiche come s’Iscala Serrada, che attestano la presenza dell’uomo sin dal Neolitico, ma anche nuraghe e tombe di Giganti

Non è da ignorare l’importanza enologica del borgo, infatti è qui che si produce il vermentino di Gallura, unico vino sardo DOCG. Ai piedi del colle di sant’Alvara potrete fare una visita al museo del vino, che traccia la storia della viticoltura sarda. Ovviamente non potete perdetevi poi una degustazione nelle cantine locali!

7. Bitti, il borgo di pietra dove risuona il canto a tenore

Bitti è conosciuto in tutta l’isola, e  non solo, per la tradizione del canto a tenore. Immerso in una valle circondato da colline, il borgo è disposto ad anfiteatro al cui centro è possibile ammirare le antiche costruzioni in pietra tipiche della zona. 

Per conoscere la tradizione principale di questo borgo, è imperdibile una visita al Museo Multimediale del Canto a Tenores, un centro molto importante che si propone di diventare un punto di riferimento per la ricerca e l’incontro di studiosi, gruppi di cantori e appassionati. Il Museo è aperto tutto l’anno e il biglietto intero costa 2,50€.  

Nei pressi del paese è invece possibile visitare l’oasi del Littos, una stupenda distesa di macchia mediterranea e il monte Tepilora, che si caratterizza per la sua forma triangolare. Qui potrete percorrere gli antichi sentieri, una volta utilizzati solamente dai carbonai. L’elemento storico e archeologico di maggiore interesse del borgo è il sito archeologico Romanzesu, che si trova a circa 10 km dal paese. Questo complesso abitativo, eredità della Sardegna nuragica, è composto da una decina di capanne e 5 edifici monumentali in granito che dovevano avere una funzione culturale e cerimoniale. Oggi il complesso è al centro di un percorso di tutela che ha l’obiettivo di creare un parco archeologico. 

Romanzesu, Bitti

8. Burgos e il suo castello incantato

Burgos sorge a 600 metri d’altezza, al centro della regione storica del Goceano. Si sviluppa in forte pendenza sul territorio roccioso, distinto in due parti: una recente e una tipicamente medievale, arroccata nelle immediate vicinanze della fortezza. Poco fuori dal paese è possibile ammirare il bellissimo bosco Badde Salighes e la foresta di Burgos, popolata da asinelli sardi e da cavalli di una razza incrociata tra cavallini della Giara e stalloni arabi. La foresta è il punto di partenza per suggestivi itinerari, uno porta alla chiesa neomedioevale di San Salvatore, altri sentieri portano al patrimonio archeologico della zona come le domus de Janas di s’Unighedda

Il monumento simbolo di questo piccolo borgo è il castello del Goceano (o di Burgos). Per sorvegliare i confini del giudicato di Torres, il giudice Gonario I de Lacon Gunale lo costruì nel 1234 su una rupe granitica e inaccessibile. La visita è resa ancora più affascinante dalla leggenda del castello di Burgos, infatti si dice che sia presente il fantasma di Adelasia, sorella di Barisone III di Torres, morta qui dopo una lunga prigionia volontaria. È possibile visitare l’interno con una visita guidata facendo affidamento alla cooperativa Sa Reggia, che si occupa anche del Museo dei castelli di Burgos. Il costo per la visita è di 3 €.

Castello del Goceano, Burgos

9. Oliena, dove rivivere il fascino della barbagia

Il borgo della Barbagia, ai piedi del Monte Corrasi, si fregia del marchio turistico Bandiera arancione, merito di natura, cultura, artigianato e accoglienza della sua comunità. Oliena è meta principale per gli amanti della gastronomia, qui non potete perdervi i tipici angelottos, tipici ravioli di formaggio fresco, il carasau e il Nepente, famoso cannonau venerato anche dall’illustre Gabriele D’Annunzio. Ma Oliena non è solo gastronomia, è infatti apprezzata anche per i meravigliosi percorsi immersi nella natura del Supramonte, adorno di olivi, viti e mandorli a valle. Durante un bel trekking in questi sentieri vi potrete imbattere in creature come l’aquila reale, il muflone e il falco della regina, tutti abitanti secolari del luogo!  Imperdibile la valle di Lanaittu, ricca di siti naturalistici e preistorici dove, tra i tanti, potrete visitare il famoso villaggio nuragico di Tiscali, una delle mete più note dell’escursionismo in Sardegna. 

Infine, vicino alla valle potrete ammirare la sorgente di su Gologone, splendida risorgiva carsica che si presenta come un lago incastonato tra due alte pareti di roccia dolomitica, dove l’acqua cristallina si colora di sfumature che vanno dal verde smeraldo al blu intenso, a seconda della luce e dell’esposizione del sole. 

Cosa fare a Oliena

10. Atzara, dall’architettura all’arte vitivinicola

Atzara  è un borgo di origine medievale che si trova tra le province di Nuoro e Oristano. Il paese è riconosciuto come uno dei cinque borghi sardi più belli d’Italia. Visitandolo non potrete fare a meno di osservare i resti dell’epoca catalana, con architetture basse in granito e soffitte coperte da travi di quercia. Attorno boschi e vigne, da cui si ottiene il famoso vino nero Mandrolisai. Atzara è famosa anche per la particolarità dell’abito femminile divenuto protagonista delle opere di grandi pittori della prima metà del 900. Merita una visita il museo d’arte moderna e contemporanea intitolato ad Antonio Ortiz Echagüe, autore del famoso dipinto “Donne di Sardegna”. Il museo è articolato in tre parti: la sala storica, la sala artistica e una parte è dedicata alle mostre temporanee. Il museo è aperto tutto l’anno dal martedì alla domenica e il costo d’ingresso è di 3 €.  

11. Santu Lussurgiu, dalla foresta alle feste tradizionali 

Santu Lussurgiu è un borgo medioevale situato ai piedi del Montiferru. Si presenta come un piccolo paese caratterizzato da strette vie acciottolate e antiche case a torre, immerso in un paesaggio di rocce e boschi. Se voleste conoscerne appieno la cultura e la storia è d’obbligo una visita al Museo della Tecnologia Contadina che raccoglie oltre 2000 strumenti da lavoro e oggetti di uso quotidiano del passato donati dagli abitanti del paese. 

Simbolo per eccellenza di questo borgo è il cavallo e la tradizionale Carrela ‘e nanti, una delle corse a cavallo più caratteristiche e spericolate della Sardegna. Sempre in tema equestre, un altro evento ippico imperdibile è l’Ardia di san Lussorio, che si svolge a fine agosto attorno alla parrocchia di san Pietro. 

Se invece voleste immergervi nella natura ma lontani dal turismo di massa, non potete perdervi la foresta di San Leonardo, tappa del più ampio itinerario delle sette fonti d’acqua di San Leonardo di Siete Fuentes

Parco di San Leonardo, Santu Lussurgiu

  12. Carloforte, il borgo dei marinai

Carloforte, l’unico borgo marino di questa lista, è oggi uno dei Borghi più belli d’Italia. Visitando questo paesino marino vi sembrerà di osservare uno scorcio della Liguria di un tempo. Infatti le consuetudini e il dialetto degli abitanti ne fanno un’isola culturalmente ligure, questo perché il borgo è legato all’esodo dei coloni genovesi dell’isola tunisina di Tabarka seguita all’invasione dei turchi nel 1741. Carloforte è un luogo dove potrete trovare tutte le tracce di una storia affascinante fatta di pescatori, pirati e schiavi.

Meta ideale per gli amanti della natura, questo borgo marino sarà in grado di regalarvi una grande varietà di paesaggi mozzafiato e vedute romantiche.  A riguardo vi consiglio di dirigervi a La Punta, dove potrete ammirare tutta l’isola di Carloforte e la costa sarda distante solo pochi chilometri. Immancabile nella stagione estiva un tuffo al mare, in particolare Cala Lunga è la meta ideale per chi ama lo snorkeling e le immersioni. 

Se invece voleste ammirare le attrazioni culturali del borgo, molto interessanti sono l’osservatorio astronomico, realizzato nell’ex forte San Vittorio, il Cineteatro Giuseppe Cavallera e la Chiesa della Madonna dello Schiavo. Tappe imperdibile sono anche gli splendidi faraglioni detti Le Colonne, il faro di Capo Sandalo e  le saline di Carloforte, dimora del fenicottero rosa.

Come ci si arriva a Carloforte? In traghetto, in 30-40 minuti, da Calasetta o Portovesme

Cosa fare sull’Isola di San Pietro e a Carloforte

Le colonne, Carloforte

Dai culurgiones alle pardulas: cosa mangiare durante una gita nei borghi sardi

Ovviamente qualsiasi viaggio, che sia esso di 12 ore o di 12 giorni, non può considerarsi tale senza un’immersione nell’enogastronomia del luogo. Qui di seguito vi metto un elenco di 10 specialità sarde che dovete assolutamente assaggiare durante la visita di uno o tutti questi borghi: 

  • I Culurgiones. Si tratta di una pasta ripiena di patate, pecorino e menta, dalla tipica forma allungata e le decorazioni minuziose. Il ripieno e la modalità di chiusura, la quale è bellissima da osservare, cambiano da paese a paese. Il mio consiglio è quello di assaggiarli durante una visita in Ogliastra, regione nella costa orientale della Sardegna che è considerata patria dei culurgiones. Nel 2016 hanno anche ottenuto la denominazione IGP.
  • I Malloreddus alla campidanese. Piatto sardo conosciuto in tutta Italia, sono d’obbligo durante la visita dei borghi che si trovano nel Campidano. Si tratta di un tipo di gnocco fatto di semola, acqua e sale dalla particolare forma a conchiglia. I malloreddus alla campidanese sono di solito conditi con sugo di pomodoro arricchito con salsiccia e con una crema al pecorino, spesso viene aggiunto anche un po’ di zafferano. Una vera goduria! 
  • Il tonno di Carloforte. Durante la visita della borgata marina non potete esimervi dal degustare una delle tante pietanze a base di tonno, la cui pesca è sempre stato un vanto e fonte di sostentamento. Piatti tipici a base di tonno che troverete difficilmente al di fuori dell’isola sono: la tunina, che è carne di tonno conservata sotto sale, la bottarga di tonno, ovvero le uova del tonno e il belu, che è lo stomaco del tonno conservato ed essiccato al sole con sale. Quest’ultima è una delle pietanze più gradite e ricercate dai buongustai.
  • Il Casizzolu. Formaggio a pasta filata tipico del Montiferru, viene consumato preferibilmente a tavola, come antipasto o aperitivo, spesso accompagnato dal miele, ma è anche impiegato in cucina in alcune lavorazioni come per il ripieno delle seadas, uno dei dolci sardi più conosciuti in Italia. Sono dolcetti fritti realizzati con una sfoglia che racchiude un morbido cuore di formaggio. Da servire rigorosamente con il miele! 
  • Le Panadas. Tortine salate composte da un involucro di pasta riempito sia di carne che di pesce, la ricetta più antica prevede un ripieno di anguilla, anche se oggi la più diffusa prevede carne di agnello, pomodori secchi, carciofi e patate. Una particolarità di questa ricetta è che gli ingredienti per il ripieno vengono utilizzati da crudi e quindi prevedono una lunga permanenza in forno. Anche in questo caso particolare cura viene data alla chiusura delle tortine che richiede grande manualità e maestria. 
  • Fae cun lardu. Piatto unico diffuso in tutta l’isola, è un piatto a base di fave secche, carne di maiale e verdure. A questo piatto è dedicato anche un proverbio: “Zente cun zente, e fae cun lardu”, cioè “Gente con gente, e fava con lardo”, a ricordare che ognuno di noi tende a cercare la persona che più le è affine. Si tratta di un piatto povero, molto gustoso,  servito generalmente con il pane carasau, che viene cucinato dalle famiglie il giovedì grasso e servito nelle sagre durante la festa del Carnevale, accompagnato rigorosamente da un bel bicchiere di vino rosso. 
  • Il Pane Su Tzichi. Questo pane buonissimo secco, viene preparato secondo l’antica tradizione samughese seguendo gli antichi tempi in tutte le fasi della lavorazione. Viene reso unico da una particolare lavorazione artistica che gli conferiscono una forma e una colorazione particolare. Questo è solo uno dei tanti prodotti dei panifici locali di Samugheo, infatti il borgo è molto famoso per i suoi prodotti da forno, tanto che è stato istituito nella Casa Serra anche il Museo del Pane dove è possibile seguire tutti i procedimenti della lavorazione. 
  • La Suppa cuatta. Letteralmente zuppa nascosta, è un piatto tipico gallurese che viene riprodotto in tutte l’isola in diverse varianti. Questa zuppa ha origini probabilmente medioevale e i suoi ingredienti sono semplici, quasi a voler esprimere l’animo umile di questa preparazione. Gli ingredienti sono: pane, formaggio e brodo di pecora.  Si tratta di una zuppa con un gusto godurioso e un ripieno filante che la rendono un perfetto comfort food, da gustare nelle giornate più fredde. 
  • Categoria a sé meritano i dolci sardi. Tra questi vi segnalo quelli per me imperdibili: le Casadinas, tipiche del Logudoro e della Barbagia, sono tortine di pasta ripiene di formaggio fresco aromatizzato al limone. Le Pardulas che sono simili alle Casadinas ma hanno un aspetto a cupola e il ripieno a base di ricotta, queste sono tipiche del Campidano. L’Aranzada, dolce diffuso nel nuorese è preparato con scorze d’arancio candite nel miele e mandorle tostate, solitamente viene presentato adagiato su una foglia d’arancio. I Papassinus, italianizzati in Papassini, sono diffusi in tutta l’isola, vengono fatti di solito per la festa di tutti i Santi e sono preparati con semola, noci, uvetta, mandorle o nocciole. Infine il Pane ‘e saba, tipico dolce barbaricino ida forno, preparato con la saba, uno sciroppo d’uva che si ottiene dal mosto appena pronto. Inutile che vi dica che di dolci in Sardegna ce ne sono molti altri e sono tutti buonissimi.
  • Ovviamente non è possibile mangiare senza degustare del buon vino. A tal proposito vi consiglio di non perdervi il Cannonau Nepente di Oliena, un vino DOC prodotto da uve cannonau coltivate nei comuni di Oliena e Orgosolo. Il Vermentino di Gallura, l’unico vino DOCG sardo. Infine, il Mandrolisai, tipico del borgo di Atzara, è un vino creato da diverse varietà d’uva, ossia il Bovale sardo, Monica e diverse tipologie del Cannonau. Il Mandrolisai vanta il riconoscimento DOC.

Come dicevo all’inizio di questo articolo la Sardegna è molto più di spiagge e coste bellissime ed è un vero peccato che questi paesi stupendi con le loro peculiarità uniche siano ancora poco conosciute. Io credo che i borghi sardi, oggi che la sostenibilità e il distanziamento sociale sono diventati imperativi del nostro nuovo modo di viaggiare, sono la meta ideale per trascorre delle giornate in relax all’insegna della scoperta del territorio e dell’enogastronomia di qualità. 

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Bè ora non vi resta che scegliere il borgo che più si adatta ai vostri gusti e partire alla scoperta di questi bellissimi paesi, prometto che non ve ne pentirete!

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